Non si conosce ancora la nazionalità del marinaio ucciso e di quello rapito nell’incursione avvenuta domenica pomeriggio nello stato nigeriano di Rivers, nella regione petrolifera del Delta del fiume Niger. Un gruppo di uomini armati ha assalito la nave Fulmar, della compagnia australiana Lamnalco, specializzata in servizi logistici e di supporto alle compagnie petrolifere. Secondo le informazioni diffuse dall’Agence France presse, la Flumar sarebbe stata usata dall’Agip-Eni. La multinazionale petrolifera italiana, già in passato oggetto di attacchi da parte dei guerriglieri del Delta, smentisce però qualsiasi coinvolgimento. L’ufficio stampa dell’Eni dice che la nave non è di sua proprietà e non è nemmeno sotto contratto, perché «in manutenzione». I principali giornali nigeriani, però, sostengono la versione dell’Afp.
Le azioni armate contro le multinazionali del petrolio nel Delta del Niger hanno costretto le compagnie a tagliare la produzione. Tanto che la Nigeria non è più il primo produttore africano di petrolio,ad aprile scorso, l’Angola l’ha superata. Il governo nigeriano guidato dal 2006 dal presidente Umaru Yar’Adua aveva promesso di risolvere, pacificamente, la crisi nel Delta, ma finora la tensione non è scesa. Anzi: il processo contro Henry Okah, considerato leader del Movimento di emancipazione del Delta del Niger [il principale cartello di gruppi armati della regione] rischia di essere la scintilla di un incendio capace di trasmettersi al mercato mondiale del greggio.






