Rifiuti tossici: dall'Italia alla Cina

Dopo la crisi delle esportazioni italiane dovuta all’allarme diossina, l’Italia ha deciso di aprirsi silenziosamente al mercato di una nuova merce molto più remunerativa e di cui disponiamo in larga misura: i rifiuti tossici.
I carabinieri per la Tutela dell’Ambiente Noe, hanno infatti sequestrato nella giornata di ieri 2.648 tonnellate di rifiuti pericolosi in transito nel porto di Gioia Tauro e di Salerno, diretti in Cina, Hong Kong ed altri paesi asiatici. L’indagine ha appurato che i rifiuti venivano imbarcati in container nel loro stato originario, senza cioè essere trasformati dalle imprese di smaltimento prima di essere esportati, come prescrivono le direttive europee e nazionali. I rifiuti, dopo esser stati pressati, raggiungevano le industrie oltreoceano come «materie prime in plastica», e lì erano riutilizzati per la produzione di merci per il consumo del mercato europeo. In seguito all’operazione dei Noe sono state emesse tredici ordinanze di custodia cautelare nelle province di Napoli, Bari, Roma e Firenze, tra cui compaiono due mediatori cinesi ed alcuni imprenditori campani che operano nel settore della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti.
I monitoraggi erano stati avviati in seguito alla presenza di merci provenienti dall’estremo oriente prive di marcatura CE e alla relativa diminuzione di rifiuti in plastica presso i Consorzi di filiera.

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