Di Pietro rigassifica a colpi di decreto

La denuncia arriva dal comitato contro il raddoppio del rigassificatore di Panigaglia, l’unico esistente in Italia, in provincia della Spezia. Il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ha pronto un decreto, da infilare nella Finanziaria 2008, per «sbloccare» [dice lui] le procedure di autorizzazione dei rigassificatori. Si tratta di un provvedimento chiesto sia dalle imprese energetiche che dal fronte trasversale che in parlamento spinge per costruire tra undici e quindici rigassificatori, da Trieste a Porto Empedocle.
Il decreto «semplifica e addirittura quasi elimina la procedura di approvazione dei rigassificatori in Italia – scrivono i comitati della Spezia – Siamo di fronte a una nuova Tav». Per quello che riguarda specificamente l’impianto di Panigaglia, di proprietà dell’Eni [vedi Carta settimanale numero 33 del 28 settembre 2007], i comitato fanno notare che il decreto introduce il principio del «silenzio assenso»: il comune deve votare entro novanta giorni sul progetto presentato dall’Eni e se non lo fa, il progetto si intende automaticamente approvato. «Anche se votasse no, però, otterrebbe ben poco – scrivono nel comunicato i cittadini della Spezia – perché l’intera materia passerebbe al Consiglio dei ministri». Dove le aziende energetiche che hanno sparpagliato progetti di rigassificatori lungo tutta la Penisola, possono contare sull’asse Bersani-Di Pietro, tutto a loro favore.
Nei giorni scorsi, davanti ai giovani di Confindustria, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti aveva attaccato la «microdemocrazia» che blocca i progetti energetici. Conti aveva invitato il governo ad «accentrare» la politica energetica nazionale: eccolo accontentato.

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