Povere Marche! Non bastavano la Quadrilatero, o Piano di Area Vasta [cementificazione selvaggia di ampie zone del territorio, soprattutto nel maceratese], la mega raffineria Api di Falconara, le innumerevoli varianti ai piani regolatori, i progetti di costruzione di inceneritori, le centrali a biomasse a cui si oppongono vari comitati di cittadini, piani di reti viarie che disinvoltamente vogliono attraversare valli incontaminate.
Ora per provare a devastare definitivamente una regione che, nonostante tutto, ancora offre a chi ci abita, o la visita, una dignitosa qualità ambientale, si vogliono far nascere ben due rigassificatori. Il primo impianto è proposto dal gigante Gaz de France e dovrebbe sorgere nella parte meridionale della provincia anconetana, davanti a Porto Recanati.
Il progetto prevede una nave rigassificatrice impiegata in modalità di rigassificazione e di stoccaggio galleggiante, con capacità fino a cinque miliardi di metri cubi/anno; un gasdotto sottomarino in grado di trasportare fino a dieci miliardi di metro cubi/anno; un punto di raccordo con una cabina di riduzione e misura con la rete di trasporto nazionale della Snam.
Il secondo sito è stato proposto dall’Api di Falconara, in un’area con il triste primato di essere seconda in Italia per pericolosità. Questo secondo impianto dovrebbe essere costruito a largo di Falconara marittima. Questo impianto prevede un terminale di rigassificazione della capacità di quattro miliardi di mc/anno. Il tutto avverrebbe riadattando una piattaforma già esistente a sedici chilometri dal litorale, mentre per Porto Recanati si parla di una distanza di trenta chilometri. Fin qui le fredde cifre.
Ma come ha reagito il potere politico, in particolare la Regione referente centrale per l’intero piano? Il Presidente Spacca non ci ha pensato un attimo e ha subito dichiarato la sua ampia disponibilità. Dopo una riunione di giunta, pur in toni ufficiosi, ha fatto sapere che «in tutte le forze del centrosinistra, in attesa del parere dei tecnici, c’è una sostanziale condivisione». E infatti è stato dato il via all’iter amministrativo, sembra un atto dovuto. Il Prc, per bocca del suo segretario regionale Brandoni, si è subito fatto sentire precisando che l’avvio del percorso burocratico non significa aver espresso un parere favorevole. E un ordine del giorno approvato al congresso provinciale di Ancona chiede al partito regionale un no chiaro e inequivocabile.
Ma al di là delle dinamiche [e dei giochi] della politica ufficiale, c’è la sostanza di un nuovo pericolo per l’ecosistema regionale. Del resto è bene ricordare che qualche anno fa fu proprio la maggioranza di centrosinistra a rinnovare la concessione alla raffineria Api di Falconara. E con questi precedenti non c’è da dormine sonni tranquilli. Tra l’altro, la Confindustria marchigiana da tempo porta avanti un assalto all’arma bianca per la revisione del Pear [Piano Energetico Ambientale Regionale] ritenuto troppo «ristrettivo». E dire che lo stesso Piano è tutt’altro che limpido sulle scelte da fare. Per esempio proprio sui rigassificatori non dice nulla e per le fonti rinnovabili, strategicamete centrali, privilegia biomasse ed eolico, mentre sul fotovoltaico, pur prevedendo, positivamente, un suo utilizzo nella bioedilizia, rimanda ad un indefinito futuro uno suo massiccio impiego.
Per le biomasse c’è da dire che ormai nella regione sono sorti numerosi comitati che vedono le centrali con una certa diffidenza [per usare un eufemismo], anche perché si propongono impianti di grandi dimensioni [18/25 megawatt], ben lontani da quella idea di strutture micro di cui si parla nello stesso Pear. Del resto predicare bene e razzolare male è ormai una prerogativa facilmente riscontrabile in molti amministratori. Nonostante questo quadro sicuramente poco incoraggiante, dalla società giungono segnali di resistenza.
Da tempo è attivo il Cantiere «AltreMarche» che sta mettendo in rete le varie realtà che si battono contro i vari progetti «sviluppisti». A cascata stanno nascendo mini coordinamenti territoriali formati da comitati specifici. Per esempio contro megacentrali a biomasse gruppi di Sassoferrato Jesi [provincia di Ancona] e Schiappe [pesarese], Girala [fermano] hanno dato vita ad una mini rete con l’obbiettivo di contrastare la nascita di tali impianti.
A Jesi l’undici agosto, dopocena, con un caldo tropicale, una conferenza del professor Gianni Tamino, invitato dal Comitato per difesa della salute e del territorio della Vallesina, ha visto una partecipazione incredibile, la sala era stracolma. Un segnale importante che dovrebbe far riflettere chi nel palazzo regionale fa orecchi da mercante.
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