Sfortunatamente – con il vento liberista–tutti i beni comuni sono considerati merce. Action – che è un movimento di lotta per il diritto all’abitare–ha a cuore un bene comune in particolare: la città. E le nostre città sono in vendita. Milioni di metri cubi di cemento precipitano per il soddisfacimento degli interessi di costruttori e poteri forti, a discapito della bellezza dei luoghi e della qualità della vita dei cittadini. Solo a Roma il nuovo prg – adottato dal consiglio comunale con il solo voto contrario di Nunzio D’erme e che al momento è in discussione alla regione per l’approvazione definitiva – prevede 35 milioni di metri cubi di residenze, da mettere sul mercato, trascurando la evidente condizione di emergenza abitativa. Senza contare che ancora prima della sua approvazione definitiva il prg è stato oggetto di modifiche peggiorative a colpi di accordi di programma e di cambi di destinazione d’uso. Ad esempio, viene concesso a Bonifaci, proprietario del quotidiano Tempo e di una fabbrica dimessa a Tor di Quinto, di trasformare l’immobile in un quartiere di densità impressionante, tipo viale Marconi degli anni ’60. Ma al peggio non c’è fine.
I costruttori romani – mostrando l’ipocirita magnanimità – si rendono disponibili a costruire anche case ad un canone ridotto.
Ma che vogliono in cambio? Facile. Nuove aree su cui edificare liberamente e altro suolo da consumare. La città di Veltroni è sul mercato e questo è un scambio conveniente. Tant’è che pochi giorni fa il sindaco ha firmato con le associazioni dei costruttori un protocollo d’intesa per la costruzione di 20.000 case, fuori dal prg ovviamente. Arriveranno nuovi accordi di programma. Lo scempio continua.
Noi però non ci stiamo.
Non lottiamo per un tetto, ma per una città a misura di chi la vive non di chi la vende. Vogliamo potere uscire dalle nostre case, muoverci, avere aria pulita e godere di socialità e cultura. Si dovrebbe iniziare recuperando le migliaia di stabili lasciati vuoti. Come sarebbe stato necessario prevedere che ogni intervento all’interno del prg prevedesse il reperimento di case a canone sociale.
Siamo convinti che la lotta per la casa debba conciliarsi con la difesa del territorio e della qualità della vita. E’ questo il diritto all’abitare.
Per questo difendiamo anche l’acqua pubblica. Del resto, Acea Spa vede tra i proprietari, oltre al Comune di Roma, il costruttore e speculatore Caltagirone. Tutto torna.
Il problema–sia sulla questione dell’acqua che su quella dell’abitare–è come al solito la ( mancanza di) democrazia, poiché le decisioni che riguardano tutti vengono prese nelle segrete stanze piuttosto che all’interno di un discorso pubblico condiviso. E soltanto dal basso con un fermento sociale continuo è possibile invertire la tendenza alla mercificazione che conquista gran parte della classe politica, di destra e di sinistra.
Per questo la manifestazione del 1 dicembre è un passo importante di costruzione di un’idea diversa di società basata sulla qualità della vita e il rilancio della democrazia. E contiamo sia anche un passaggio ulteriore verso la maggiore connessione tra tutte le battaglie per la difesa dei beni comuni.
Ci vediamo sabato.
Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente, Casa






