Rete del Nuovo Municipio. Documento conclusivo della quinta assemblea

A quattro anni dalla sua fondazione l’Associazione Rete del Nuovo Municipio rileva come la crescita culturale e politica dei Nuovi Municipi, secondo le indicazioni originarie della Carta del Nuovo Municipio, e l’estensione delle pratiche partecipative, si scontrino sempre più spesso con il consolidarsi di intrecci lobbistici tra interessi economico/finanziari e rappresentanze politiche, anche locali, di pari passo con la crisi della rappresentanza che ha colpito in misura crescente le diverse parti della società.

Il bisogno d’un nuovo protagonismo sociale e la possibilità di incidere realmente sulle scelte del governo locale riferite ai diversi beni comuni (territorio, servizi pubblici, ambiente e paesaggio, economia locale, ecc.) diventa oggi un urgente terreno di lavoro, che se trascurato non può che rafforzare le emergenti richieste – provenienti anche dalla base – di neocentralismo. A questa istanza neocentralista non si può che rispondere rilanciando la pratica dei municipi come istituzioni effettivamente partecipate dalle cittadine e dai cittadini.

Uno dei principali ostacoli alla pratica effettiva dei municipi quali istituzioni partecipate è oggi la ridotta autonomia finanziaria dei Comuni anche nell’utilizzo delle risorse proprie, vincolate dai provvedimenti annuali dello Stato. Ciò rende i Comuni di fatto ostaggi della dipendenza da ICI e oneri di urbanizzazione, basi delle quote disponibili dei bilanci comunali, project financing, e strumenti analoghi. Questo stato di cose, combinato con i tradizionali interessi della rendita fondiaria e immobiliare e con i nuovi appetiti finanziari, ha finito per necessità con l’alimentare un meccanismo perverso che produce l’urbanizzazione e l’edificazione di nuove aree agricole, con conseguente consumo di suolo, devastazione del paesaggio, perdita di identità sociali, rischi ambientali, crescente insicurezza per la sempre maggiore estensione e monofunzionalità delle aree urbanizzate.

Rispetto a queste tendenze in atto, quella della Rnm è invece una prospettiva di promuovere una nuova fiscalità come condizione per l’empowerment delle comunità locali, verso una nuova democrazia municipalista e di federalismo solidale, secondo logiche relazionali e orizzontali, non gerarchiche o sovraordinate, vincolando quindi l’autonomia finanziaria all’attivazione di politiche partecipative come forma ordinaria di governo.
L’Associazione Rete del Nuovo Municipio chiede pertanto al Governo e al Parlamento nazionale, alle Giunte e ai Consigli regionali, di aprire una nuova fase nelle politiche istituzionali e finanziarie verso gli enti locali e in particolare i municipi, attraverso:

1. il sostegno anche finanziario a iniziative che favoriscano la diffusione di pratiche partecipative negli enti territoriali locali;
2. la promozione di una effettiva compartecipazione dinamica dei Comuni al gettito Irpef, individuando un’area impositiva (patrimonio privato) di esclusiva competenza degli enti locali, superando la logica delle addizionali e prevedendo adeguati meccanismi di perequazione;
3. l’attivazione di linee di finanziamento per i servizi d’interesse collettivo (scuole, servizi sociali ecc.) che consentano di evitare il ricorso dei Comuni all’urbanistica contrattata per garantirne la fornitura;
4. l’utilizzo del gettito ICI esclusivamente per investimenti compensatori dell’attività edilizia, anche a livello intercomunale;
5. la priorità, nell’utilizzo dei finanziamenti pubblici per l’edilizia e le opere di interesse collettivo quali scuole ecc., al riuso del patrimonio edilizio esistente e nelle aree già urbanizzate, arricchendo il mix funzionale degli insediamenti esistenti anziché consumare nuovi suoli agricoli;
6. lo studio di più avanzate soluzioni normative e finanziarie nazionali e/o regionali cui gli enti possano ricorrere per stralciare dai propri strumenti urbanistici vigenti di cui sia emerso, con chiarezza e attraverso pratiche partecipative, il danno alle risorse naturali, del paesaggio o di altri interessi collettivi, fino alla previsione di un fondo compensativo (similmente a quanto avviene per le calamità naturali) per la recessione da opere e/o progetti già convenzionati o autorizzati

Roma, 23-25 novembre 2007

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia

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