Sarà una coincidenza, ma nel giro di pochi giorni Comune di Roma, Provincia e Regione Lazio hanno mostrato il peggio di sé in tre diverse vicende, legate insieme dall’aggressione al territorio e alla qualità della vita dei cittadini: la mancata discussione della delibera comunale sul «piano Bufalotta» [rinviata, sembra, a martedì 18 dicembre], la kermesse sul finto piano partecipato sul recupero del S. Maria della Pietà e, infine, sulla presentazione del Piano territoriale paesistico provinciale.
Tre modi diversi di affermare la stessa politica, che regala soldi e potere ai soliti costruttori. L’ultimo scempio, in ordine di tempo, riguarda il piano provinciale; una affollata assemblea di comitati e associazioni, svolta a Roma, in una scuola di San Lorenzo ha fatto emergere un quadro sconcertante.
A fronte di una documentata diminuzione degli abitanti di Roma e provincia, il Piano prevede uno sviluppo edilizio per circa 150 mila appartamenti. Una previsione surreale se confrontata con il dato rilevato recentemente dall’Eurispes che calcola in 270 mila gli appartamenti sfitti della capitale.
«E’ ora di connettere le diverse battaglie – hanno annunciato i comitati – Dobbiamo costruire una mappa dei poteri, politici e finanziari, che decide lo sviluppo urbano di Roma e provincia»
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