E’ finita ieri la protesta di Don Luiz Flavio Cappio, vescovo brasiliano di Barra, da 23 giorni in sciopero della fame contro la decisione del governo Lula di deviare il fiume Sao Francisco. Don Luiz è ora ricoverato nell’ospedale di Petrolina, soccorso dai medici dopo un collasso sopravvenuto alla notizia che la Corte suprema, con sei voti a favore e tre contrari, aveva respinto la richiesta di sospensione dei lavori. Una decisione che ribalta quelal precedente che fermava i lavori e che aveva consentito al governo Lula di trattare con il vescovo ribelle e la Conferenza Episcopale Brasiliana per ipotesi di compensazione come la realizzazione di un milione di cisterne. Un offerta declinata da Don Cappio. La devisione del Sao Francisco, secondo fiume del Brasile, è uno dei pallini del secondo mandato di Lula, originario di quelle zone. I lavori per due miliardi di euro sono stati affidati all’esercito e riguarderanno 720 kilometri di canali da costruire per portare acqua nella regione arida del Sertao. Un progetto indispensabile per 12 milioni di abitanti, secondo il governo. Un’opera inutile e dannosa secondo i movimenti sociali e una fetta consistente della popolazione locale, che stravolgerebbe l’economia agricola a favore di coltivazioni latifondiste da esportazione. Nei giorni scorsi altre proteste si erano registrate a Manaus e Porto Alegre in appoggio allo sciopero di Don Cappio.
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