Erano anni che l’università La Sapienza di Roma non mostrava la sua faccia «cattiva» così come l’abbiamo vista questa mattina. Cattiva e al tempo stesso grottesca, come sanno esserlo quelle situazioni nate male e destinate a finire peggio.
Circondata da blindati, decine di poliziotti con caschi e manganelli, tutti i cancelli presidiati o addirittura sbarrati: così si presentava la «Città universitaria» alle 9 del mattino. Assai poco città aperta, molto più bunker. Un doppio cordine di poliziotti snodato lungo tutto il viale principale fin dentro il rettorato e fin sopra l’aula magna, sede della «famigerata» inaugurazione. Orfana della lectio magistralis che il Rettore aveva, nei giorni scorsi, improvvidamente affidato al papa per poi rimangiarsela, la giornata si è dovuta accontentare del ministro dell’università, Fabio Mussi e del sindaco di Roma, Walter Veltroni. Al «povero» rettore, Renato Guarini, non è rimasto che collezionare l’ennesima figuraccia.
A cominciare dalla tarda serata di ieri, quando ha proclamato che nell’università il giorno dopo sarebbero entrati solo gli studenti muniti di tesserino per poi affermare, di fronte alla delegazione di manifestanti che ieri mattina è andata a chiedere conto di una simile decisione, che non era stato lui ma il questore a prenderla. È stato abbastanza semplice, per le forze dell’ordine, rispondere che non avrebbero potuto assumere alcuna iniziativa senza l’autorizzazione del rettore medesimo. Così, mani alzate e pressioni ai cancelli, quelle centianaia di manifestanti sono dovute rimanere fuori e si sono accontentate di un corteo perimetrale mentre, riparati in un angoletto sotto il rettorato, una ventina di umidi manifestanti di Azione universitaria scandiva flebili «buffoni buffoni». Loro sì autorizzati a entrare? Da chi? A domanda, il Rettore, per l’occasione paludato di ermellino, non ha risposto.
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