La riforma dei servizi pubblici locali, nota come disegno legge Lanzillotta, è tornata all’esame della Commissione affari costituzionali del Senato. Un provvedimento che il governo, in particolare il ministro degli Affari regionali e delle autonomie locali, Linda Lanzillotta [Margherita], aveva cercato di portare avanti nei mesi scorsi lontano dalle attenzioni dei grandi media, ma grazie a una campagna promossa da una rete sociale molto ampia [cui hanno aderito il Forum dei movimenti italiani per l’acqua, la Rete del Nuovo Municipio, Attac, la Funzione pubblica della Cgil e altri] il gioco non è riuscito e il tentativo di trasformare per legge tutti i beni comuni [acqua, energia, trasporti ..] in merce è stato per lo meno reso più difficile. In particolare, è stata esclusa la gestione dei servizi idrici dal ddl e, grazie alla mobilitazione sociale, il Prc è riuscito a far inserire una norma che prevede la libera scelta delle forme di gestione da parte delle amministrazioni [e non l’obbligo della gara che di fatto escludeva l’intervento di aziende pubbliche]. In un incontro con i rappresentanti dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, il ministro Lanzillotta ha intanto spiegato perché il nuovo iter per la liberalizzazione dei servizi pubblici dovrebbe essere il più rapido possibile.
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