Movimenti, Antitrust, sinistra. A Firenze l'acqua non è una merce

Dopo il rinvio di una settimana fa, anche lunedì al Consiglio comunale di Firenze è mancato il numero legale sulla delibera favorevole all’accorpamento degli Ato 2, 3 e 6 in Toscana. «Si tratta di un grave provvedimento di accelerazione della privatizzazione del servizio idrico integrato–spiega Tommaso Fattori del Forum dei movimenti per l’acqua di Firenze–soprattutto perché l’unico denominatore comune fra i tre Ato è il socio privato, Acea Spa».
Per questo il provvedimento è stato duramente contestato nei giorni scorsi dalla rete dei comitati toscani dell’acqua e dai lavoratori di Pubbliacqua, che hanno anche scritto una lettera a tutti i 162 comuni interessati, ricordando come la delibera fosse in diretto contrasto con la moratoria su tutti gli affidamenti approvata il 1 dicembre dal parlamento. Nelle settimane scorse, per altro, anche l’Antitrust è intervenuta sulla gestione dell’acqua condannando il «cartello» della multinazionale Acea-Suez per aver condizionato un quarto delle gare d’appalto per la gestione dell’acqua in Italia. In pratica, secondo quanto scritto in circa sessanta pagine dall’Antitrust, e non dal movimento per l’acqua, la Toscana è stata in questi ultimi anni ed è ancora un laboratorio importante per sperimentare privatizzazioni selvagge e creative da estendere poi in tutto il paese.
«A Firenze è accaduto qualcosa di importante–aggiunge Corrado Oddi, della Funzione pubblica Cgil, tra i promotori del Forum dei movimenti per l’acqua–Alle sollecitazioni dei movimenti hanno risposto i rappresentanti istituzionali della sinistra che, seguiti dai consiglieri del centro-destra, hanno abbandonato l’Aula, facendo mancare il numero legale. Insomma, si è creato un circuito virtuoso tra movimenti e sinistra in grado di ottenere risultati importanti».
Aggiunge Ornella Se Zordo [consigliera di Unaltracittà/Unaltromondo]: «A Firenze la sinistra si è mostrata coerente e all’altezza di cinque anni di proposte che sostengono la non mercificazione dell’acqua e quindi i diritti dei cittadini e dei lavoratori».
Abituato da anni a consensi «bulgari» e a consigli comunali di pura ratifica di decisioni prese altrove, il sindaco Leonardo Domenici ha reagito in maniera scomposta, minacciando più volte l’apertura di una crisi e le elezioni anticipate, mentre il Partito democratico ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio comunale, Eros Cruccolini, reo di aver seguito le indicazioni dei movimenti in difesa dell’acqua invece che le indicazioni delle lobbies del mercato dei servizi. Secondo Ornella De Zordo, «la richiesta di sfiducia nei confronti del presidente Cruccolini presentata dal gruppo democratico è un atto gravissimo; il nostro regolamento prevede che la richiesta sia motivata da ‘gravi inadempienze’; ci chiediamo quali siano. Cruccolini ha espresso liberamente il proprio voto, esercitando le proprie funzioni di consigliere eletto. Ma il Pd è abituato a condizionare con la forza del numero gli orientamenti del consiglio e non accetta che prevalgano altre posizioni, come è avvenuto nel caso della delibera sull’acqua».
Il movimento fiorentino per la ripubblicizzazione dell’acqua è ora consapevole che quello che, almeno per il momento, è uscito fuori dalla porta del Consiglio comunale di Firenze, potrebbe presto rientrare dalla finestra del Consiglio regionale della Toscana, dove è in dirittura d’arrivo – voto previsto per fine febbraio–una legge regionale di riforma dei servizi pubblici locali, che, fra le altre cose, sull’acqua prevede l’accorpamento di tutto il territorio toscano in unico Ato gestito da una società mista [con il 51 per cento di pubblico]: il rischio, duque, è di consegnare l’intero servizio idrico della regione nella mani di Acea-Suez. «La partita non è affatto chiusa–conclude Corrado Oddi–Anche per questo il movimento per l’acqua sta per promuovere un febbraio una grande iniziativa in Toscana, che avrà carattere nazionale».

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