E’ in corso da qualche giorno una guerra di «offerte pubbliche di acquisto» e di spostamenti di pacchetti azionari che nei prossimi mesi potrebbe produrre un colosso in grado di controllare un terzo del mercato mondiale dell’oro. La Rio Tinto, una delle più importanti multinazionali aurifere mondiali, ha ricevuto l’offerta di un’opa «ostile» da parte di un altro colosso del settore, l’anglo-australiana Billiton Bhp. L’offerta vale 147 miliardi di dollari, circa 100 miliardi di euro. La Rio Tinto per ora ha respinto l’offerta, ma solo perché, a giudizio del management, era troppo bassa. La Bhp sta valutando se rilanciare al rialzo. Intanto, però, una settimana fa, il 9 per cento del pacchetto azionario della Rio Tinto ha già cambiato mano. Due compagnie minerarie, entrambe dominanti nel settore dell’estrazione e della lavorazione dell’alluminio, la Alcoa statunitense e la Chinalco cinese, hanno unito le forze per entrare nella cabina di regia della Rio Tinto. La cordata cino-statunitense ha di fatto bloccato l’opa della Billiton, ma secondo molti analisti, la corsa all’oro è solo all’inizio.
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