Il simbolo è quello atteso: la bandiera della pace e i colori dell’iride e sopra la scritta Sinistra Arcobaleno in campo bianco. Il presidente della camera Fausto Bertinotti la definisce, «sinistra plurale e unitaria, contaminata e allegra». Che non vuole essere solo un cartello elettorale, ma aspira a realizzare la «vera sinistra che in Italia sparirebbe se vincesse l’omologazione in salsa americana» delle politiche di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. E che si autodefinisce «incasinata». I leader della sinistra [ma Fabio Mussi era assente per ragioni di salute] lanciano il progetto della Sinistra arcobaleno nella piccola sala concerti del Caffé Fandango, nel centro storico della capitale. E presentano il simbolo sotto il quale correranno nella sfida del 13 e 14 aprile. «Siamo in un luogo affascinante ma disagevole–ha detto il leader della coalizione Fausto Bertinotti–è un po’ il segno del fatto che la nostra è un’impresa difficile, ma divertente e anche incasinata. Ma meglio fare cose creative che rifugiarsi nei luoghi considerati deputati alla politica: tutti i luoghi hanno una vocazione politica e il bar è uno di quelli».
Per Bertinotti, questo progetto «coniuga novità ed unità: le forze della sinistra che per un lungo periodo storico sono state separate oggi aprono i loro confini ad altre culture. E la novità è anche quella di correre sotto uno stesso simbolo, tutti con pari dignità». L’addio alla falce e martello viene sdrammatizzato: «Ciascuno lo porterà dentro di sè», spiega ancora Bertinotti, citando il precedente nobile [ma perdente] del Fronte Popolare del ‘48, quando Togliatti e Nenni scelsero il volto di Garibaldi e la stella.
Incalzato dalle domande dei giornalisti, Bertinotti esclude qualsiasi forma di alleanza con il Pd dopo il voto, perché «c’è la presa d’atto sofferta che l’esperienza di governo non è riuscita e quindi si trae un bilancio critico di quella esperienza». Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio assicura che nella prossima legislatura la Sinistra arcobaleno «darà vita a gruppi parlamentari unici». E Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, sottolinea che la sinistra sui temi del lavoro e dell’economia ha un programma «certamente alternativo» a quello del Pd.
A destra, c’è da registrare la nuova tattica di Silvio Berlusconi, che ieri ha scelto un debutto di basso profilo al salotto televisivo di Bruno Vespa, accettando l’election day del 13 e 14 aprile, lanciando segnali di stima al Pd e chiudendo la porta all’alleanza con la lista anti-abortista di Giuliano Ferrara. Si attendono le mosse di Pier Ferdinando Casini. Domani c’è la direzione dell’Udc, in bilico tra accordo e rottura con il Pdl di An e Forza Italia. L’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, invece, ha sciolto la riserva: si presenterà alle elezioni con il proprio simbolo e proprie liste apparentate a quelle del Pd, quindi sottoscrivendone il programma e avendo come candidato premier Walter Veltroni. Subito dopo le elezioni, Pd e Idv daranno vita ad un unico gruppo parlamentare a camera e senato. Esito diverso, invece, ha avuto l’incontro di questa mattina tra Veltroni e i radicali. Al leader del Pd, Marco Pannella, Rita Bernardini e Marco Cappato hanno ribadito la proposta politica che considerano «più adeguata» e cioè quella «di una coalizione», oltre ad attenuare il tema della laicità [che tanto spaventa il Pd] e ribadire l’esigenza di tenere il proprio simbolo e l’urgenza di riforme economiche. La controproposta di Veltroni arriverà solo dopo l’Assemblea costituente del Pd di sabato 16 febbraio. Intanto, questo pomeriggio Veltroni si è dimesso da sindaco di Roma. Sabato l’Assemblea costituente del Pd darà il via ufficiale alla campagna elettorale del leader del Partito democraticoe approverà lo Statuto, il codice etico e il manifesto dei valori. Quello in cui si erano «dimenticati» di ricordare la Resistenza e l’antifascismo.
Tags assegnati a questo articolo: ambiente, democrazia, beni comuni






