È appena febbraio, ma già si registrano portate minime d’acqua in laghi e fiumi di tutta Italia. Un esempio ne è il fiume Arno, che, come ha denunciato il Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino, ha diminuito la sua portata del trenta percento negli ultimi quarant’anni. Per questi motivi il comitato ha approvato ieri a Firenze un piano di bilancio idrico, che prevede il monitoraggio delle acque e la diffusione di informazioni sullo stato di salute del fiume. Ma il problema interessa ormai la maggior parte delle risorse idriche italiane, come ha spiegato il presidente dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, Massimo Gargano: «Fiumi come Po Arno e Tevere, assumono sempre più un carattere torrentizio». Secondo l’Anbi si può parlare già di crisi idrica al nord ed emergenza al sud, specie in Puglia e Basilicata. Preoccupanti sono anche i dati relativi ai laghi e alle dighe: il lago maggiore segna meno 18 centimetri, il Lago di Garda meno 26, mentre in Sardegna il bacino del fiume Temo raccoglie 18 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 46 milioni del 2007.
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