Giorni fa mi è venuta l’idea di chiedere a chi è stato ad Arcipelago Napoli un bilancio sulle cose [fatte, dette, lette, viste] che riguardassero «la cittadinanza», descrivendo fatti, temi, relazioni, luoghi, e annotando commenti, per poi mettere tutto a disposizione di una comune lettura ed elaborazione. Sono convinta che la «forzatura» restituirebbe una visione più ampia e più consapevole su quello che avviene, che i media, i web, il passaparola del nostro «ambiente» non rendono. Com’era prevedibile la campagna elettorale investe l’emergenza rifiuti e l’emergenza della crisi politica della Campania con le sue nebbiose turbolenze.
I temi del voto, non voto, chi voto, e quelli su Bassolino se ne deve andare o no dominano, mentre avviene la riabilitazione delle ecoballe stese sulla terra di Giugliano, l’ennesima proroga alla chiusura di Taverna del Re, la deroga sul Cip6, e soprattutto cresce l’esasperazione della cittadinanza che non vede affatto ridurre la spazzatura e non vede prendere decisioni, se non quelle minime dettate dall’acqua alla gola, e, tra queste, molte inaccettabili.
La commistione tra questi fatti e la campagna rischia di portare alla semplificazione di entrambe le cose e noi stessi rischiamo di agire e di subire questa semplificazione. Per questo forse sarebbe valsa la pena d’impegnarsi in un’altra campagna e vale la pena di continuare a impegnarsi, che [e chi] si voti o no, alla non campagna. Pensare a partire dai fatti e dall’esperienza di ciascuno di noi ed elaborare un’idea nostra di città nell’incoraggiante volume di contributi scientifici, culturali e di analisi sociale che sul caso Campania il pensiero «disunico» sta producendo, sembra la cosa più istruttiva e più politicizzante da fare. Per il cantiere e per la città.
Tags assegnati a questo articolo: Campania, rifiuti, ambiente






