Questa mattina alle ore 11 attivisti delle associazioni Action e A Sud hanno occupato la sede centrale di Acea di piazzale Ostiense, a Roma, contestando le scelte e la gestione di questi ultimi anni della multinazionale romana.
Acea spa è in realtà una municipalizzata [ovvero un impresa a partecipazione pubblica per il 51 per cento in quanto di proprietà dl Comune di Roma, ma è anche quotata in borsa dal 1999, aderisce a Confindutria, e gestisce servizi di acqua, energia e metano], ricordano i promotori dell’occupazione, che dovrebbe avere come sua principale funzione garantire il diritto all’acqua ai cittadini e alle cittadine di Roma, ma invece preferisce costruire il prossimo inceneritore ad Albano [a pochi chilometri dalla capitale], dopo quelli di Terni e San Vittore [sempre nel Lazio], causando le dure proteste delle popolazioni locali, oltre che promuovere politiche di privatizzazione in molti paesi del sud del mondo.
Negli ultimi mesi tre depuratori di Acea [quello di Castelnuovo, di Monterotondo e di Fonte Nuova] sono stati chiusi dal Corpo forestale per inquinamento da arsenico, i cui livelli superavano di sei volte i limiti consentiti per legge, mettendo a repentaglio così la salute pubblica di moltissimi cittadini. Esiste inoltre il rischio di collasso dell’ecosistema della valle dell’Aniene, denunciano A Sud e Action, causato dall’eccessivo sfruttamento da parte di Acea dell’acquedotto del Simbrivio. Così come sono mancati in questi anni investimenti importanti di manutenzione della rete idrica cittadina mentre molti sono stati i lavoratori licenziati o esternalizzati.
Il processo di privatizzazione di Acea è cominciato dieci anni fa e ha permesso gradualmente alla multinazionale Suez di controllare l’8,6 per cento di Acea, ma anche al presidente della Acea di sedere nel consiglio di amministrazione della multinazionale francese e a un dirigente del comitato esecutivo di Suez di sedere nel consiglio di amministrazione di Acea.
La Suez, secondo gestore mondiale di servizi idrici [e per questo sono in piedi diverese campagne di boicottaggio], con la sua politica punta a trasformare in tutto il mondo il diritto all’acqua in una merce come le altre ed è accusata in numerosi paesi di precludere l’accesso all’acqua a milioni di persone e di causare gravissimi danni all’ambiente.
Politica che Acea ormai porta avanti anche in Armenia, Perù e in Honduras, dove dal 2004 la popolazione locale si oppone alla privatizzazione dell’acqua imposta dall’impresa. In queste settimane, ad esempio, Acea in Honduras ha tagliato il servizio di acqua potabile a tutti coloro che non avevano pagato due fatture consecutive, suggerendo a chi restava a secco [cioè i più poveri], di comprare bottiglie di acqua minerale Frasassi, imbottigliata nei pressi delle omonime grotte nelle Marche dalla stessa Acea.
Insomma, mentre a Roma i candidati sindaci discutono su quanto ancora privatizzare quella che era la più importante impresa capitolina, l’azione simbolica di questa mattina cerca di dimostrare come il più grande investimento per la città, la sicurezza e la salute dei cittadini sia ripubblicizzare Acea riportandone il controllo nelle mani dei cittadini. «Questa iniziativa vuole essere il contributo delle associazioni Action ed A Sud–si legge in un messaggio diffuso in rete questa mattina–alla tre giorni per la difesa dei beni comuni promossa dai movimenti sociali nel Lazio». Insieme al movimento di Aprilia [acqua e centrale], al coordinamento di Albano contro l’inceneritore e all’Assemblea No Fly di Campino, infatti, Action e A sud promuovo tre giorni di iniziative sui beni comuni che si legano con la mobilitazione del movimento per l’acqua nel Lazio [14-16 marzo, www.acquabenecomune.org] e si concludono con la manifestazione nazionale ad Aprilia [domenica ore 14, con due cortei che partono da piazza dei Bersaglieri e da parco Friuli, per convergere in piazza Roma].
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