In tutto il mondo i movimenti contadini della rete internazionale Via Campesina celebrano oggi la Giornata di lotta per la terra. Nata nel 1996, quando a Eldorado dos Carajas, 19 Sem terra brasiliani furono massacrati dalla polizia dello stato del Parà, la Giornata per la terra è innanzi tutto una giornata di lotta. In Brasile, il Movimento Sem terra [Mst] ha fatto dell’anniversario di oggi il momento culminante di un «aprile rosso» fitto di occupazioni di latifondi e di iniziative contro l’agrobusiness e le politiche agricole del governo «progressista» del presidente Lula da Silva. Nel solo stato del Pernambuco, sono state occupate trenta tenute private di vari proprietari terrieri, e in tredici stati in tutto il Brasile ci sono state proteste, blocchi stradali, cortei. Per chiedere la riforma agraria, promessa da Lula al tempo della prima campagna elettorale e poi dimenticata. «Il Brasile ha bisogno di un nuovo modello agricolo che dia la priorità all’agricoltura familiare rivolta al mercato interno, ai poveri del paese. Con questo vogliamo garantire la nostra sovranità alimentare e produrre cibo per gli 80 milioni di brasiliani che non hanno un accesso sufficiente agli alimenti», scrive in un documento la direzione nazionale del Mst. Non è una posizione isolata: il nuovo rapporto sullo stato dell’agricoltura mondiale diffuso proprio oggi dall’Unesco, indica che «la moderna agricoltura deve cambiare radicalmente se la comunità internazionale vuole far fronte ai problemi della crescita della popolazione e del cambiamento climatico ed evitare tensioni sociali e l’irreversibile deterioramento dell’ambiente».
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