Sarà l’arrivo di maggio, sarà il primo triste anniversario del governo Sarkozy, fatto sta che è tornato a soffiare un vento di contestazione sulla Francia, dove i lavoratori sans papiers scioperano e i lavoratori portuali anche. A fare da protagonista però sono i liceali, che dalla metà di marzo sono mobilitati contro il taglio di 11200 posti nell’istruzione pubblica [8500 dei quali sono insegnanti] alla riapertura delle scuole a settembre 2008 e la riforma dell’esame di maturità professionale. Si profilano così classi affollate e meno varietà di opzioni. Non a caso il movimento è nato nella periferia parigina, dove già da fine gennaio professori, alunni e genitori sono mobilitati per chiedere più risorse. Dal 27 marzo, i liceali manifestano ogni martedì e giovedì. Per il ministro dell’istruzione pubblica Xavier Darcos, che ribadisce la propria determinazione e afferma di non temere l’impopolarità, le vacanze scolastiche sono una boccata d’aria benvenuta, il possibile traguardo del movimento.
Niente affatto. Le ferie primaverili hanno invece segnato l’ingresso decisivo della provincia in un movimento finora piuttosto confinato alla regione parigina. Tanto che per l’Unione nazionale liceale [Unl] e la Federazione indipendente, democratica e liceale [Fidl], le due principali organizzazioni degli studenti, è solo l’inizio. Oggi, nelle 12 accademie su 25 che sono uscite dalle ferie, i sindacati liceali hanno indetto nuove manifestazioni, dopo il fallimento degli incontri con il ministro Darcos. «Il governo resta sordo alle rivendicazioni liceali, eppure il movimento dura da più di tre settimane e continua a crescere», dichiara l’Unl in un comunicato. E il calendario delle mobilitazioni è sempre più ricco. Dopo le manifestazioni odierne, ne sono previste altre giovedì. Ma anche gli insegnanti sono sul piede di guerra: oltre alle azioni locali, ci sarà una giornata nazionale di azione il 29 aprile. A maggio ci saranno scioperi il 15 e il 24 mentre domenica 18 maggio Parigi accoglierà una manifestazione nazionale in difesa dell’istruzione pubblica. Il piano di «modernizzazione» dell’istruzione pubblica prevede di chiedere agli insegnanti di fare più straordinari, ma secondo un sondaggio commissionato dal sindacato Snes-Fsu a febbraio, dopo la presentazione del rapporto Pochard sulla «rivalorizzazione» del mestiere di insegnante, il 65 per cento dei professori non sarebbe disposto ad accettare ulteriori straordinari. E laddove gli insegnanti non erano riusciti a tenere alta la mobilitazione, i liceali stanno riuscendo a dare filo da torcere al governo. Tanto che il ministro dell’istruzione pubblica ha chiesto ai sindacati di «smettere di spingere avanti i liceali» e di «assumersi le proprie responsabilità». Non si è fatta attendere la secca risposta dello Snes-Fsu che ha ricordato che gli insegnanti «hanno iniziato le loro azioni già da metà febbraio».
Molti tra studenti e professori puntano il dito sulle scelte di risparmio di un governo che taglia i fondi all’educazione ma si prepara a rinforzare la propria presenza militare in Afghanistan. E per Darcos e Sarkozy, si profila l’incubo della mobilitazione contro il contratto di primo impiego o contro la legge sull’autonomia delle università. Uno scenario da evitare ad ogni costo: anche quello di una repressione molto violenta. In molte città la polizia ha fatto uso di lacrimogeni, tonfa e flashball. Una ragazza è rimasta ferita e diversi liceali e insegnanti sono stati arrestati e devono essere processati. In un comunicato comune, quattro sezioni sindacali della regione parigina denunciano le «provocazioni poliziesche». «Tutti i minori arrestati sono stati sottoposti al prelievo delle impronte genetiche – si legge nel comunicato – Questo accanimento repressivo e queste provocazioni hanno un unico scopo: soffocare lo slancio di una gioventù che si indegna delle condizioni di studio che il governo gli riserva e distogliere l’attenzione delle rivendicazioni di genitori, liceali e insegnanti: a cominciare dalla restituzione dei posti soppressi».
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