È dal 4 aprile scorso che 348 senzatetto occupano la trecentesca Basilica del Carmine a Napoli, in pieno centro antico. Nella storica piazza dove fu decapitato nel 1268 Corradino di Svevia e nella chiesa sul cui pulpito Masaniello nel ‘600 arringò la folla dei napoletani, da venti giorni si dorme e si mangia, tra tesori artistici e religiosi di enorme valore.
Sono qui perché, dopo essere stati sfrattati da alcuni immobili che occupavano abusivamente a Melito, comune a nord della città, non sanno dove andare. 91 famiglie, 115 minori, 10 donne incinte e un disabile in carrozzina. 121 residenti a Napoli, il resto suddivisi in 17 comuni della provincia. Il gruppo, che è stato sgomberato il 3 aprile, proviene da alcuni edifici abusivi costruiti in un’area destinata ad opifici industriali e posti sotto sequestro nel 2002.
«Questi fabbricati all’epoca furono offerti in vendita al Comune di Napoli – spiega Mario Di Costanzo, assessore al Patrimonio in quel periodo. Il Comune ne acquistò solo una parte perché gli altri erano impediti da reati penali. Sono stati occupati perché la gente era convinta che il Comune di Napoli li avrebbe prima o poi acquistati. Sono trascorsi sei anni, avallando di fatto un’illegalità, tra una sanatoria e l’altra».
E dal 4 aprile ad oggi all’interno della Chiesa è stato di fatto di tutto: spaghetti sul pomodoro cucinati sull’altare, panni ad asciugare stesi davanti al cancello di ingresso, brande nelle storiche cappelle laterali. Da diciannove giorni la chiesa è bloccata, non si effettuano più le messe e non si celebrano sacramenti. I Frati carmelitani non hanno espresso posizione, anche se da parte dell’ordine laico dei Carmelitani all’inizio dell’occupazione è partita una richiesta di sgombero.
Dopo lunghi giorni di silenzio, il cardinale Sepe è intervenuto definendo l’occupazione della chiesa una dissacrazione: «spero che entro questa settimana possa riprendere l’attività pastorale del Carmine, che è una delle chiese più importanti della città». Di qui altre reazioni anche da parte di altri esponenti della Curia partenopea. Così don Vittorio Siciliani, vicario episcopale della Curia per gli edifici di culto: «Aver occupato per tanti giorni la basilica del Carmine è un fatto gravissimo, anche se va compreso chi è sofferente, si tratta comunque di un atto illegale che è caricato sulla Chiesa per l’assenza dello Stato».
Per 121 dei 348 occupanti, ufficialmente residenti nel comune di Napoli, Palazzo San Giacomo ha individuato una soluzione che consentirebbe lo sgombero della chiesa. Le famiglie dovrebbero essere ospitate in due edifici della periferia della città resi abitabili da interventi di ristrutturazione. Per gli altri residenti dei 17 Comuni il problema resta, anche se in queste ore si sta cercando una soluzione. L’idea è quella di offrire loro un indennizzo. Ma pare che la cifra non soddisfi le esigenze degli sfrattati che hanno chiesto in una lettera indirizzata al prefetto Alessandro Pansa l’intervento della Regione.
Da parte di Palazzo San Giacomo intanto non ci sono altre proposte: «Stiamo lavorando per liberare al più presto la chiesa – spiega Gianfranco Wurzburger, intermediario per il Comune di Napoli nelle trattative con i senzatetto e gli altri comuni – ma non possiamo dare date certe, se gli altri comuni non si faranno avanti con proposte credibili e realizzabili in breve tempo».
Se non si troverà un accordo la Basilica resterà occupata perché i senzatetto non vogliono essere divisi: o si trova una soluzione per tutti oppure non se ne andranno: «Aspettiamo oramai da troppi giorni una soluzione adeguata – sottolinea Adele Castiello, portavoce degli sfollati– gli immobili proposti per i 121 residenti a Napoli andrebbero anche bene, ma se non si individua una soluzione definitiva per tutti, non liberemo la basilica».
A meno che la prefettura, in seguito ad una richiesta da parte dei Frati carmelitani, non decida per lo sgombero coatto.
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