Il genero, neopapà, è stato uno delle star della campagna elettorale appena terminata. Con i tabelloni degli spazi desolatamente vuoti il suo faccione rotondo ha riempito centinaia di cartelli 6x3 [quelli su cui normalmente sono pubblicizzati i supermercati dell’ottimismo). E’ stato ospite fisso al ball[ar]ò del paggetto della casta. E alla fine [bella forza] ha «tenuto botta» [come ha detto lui], scampando allo tsunami del voto utile ed egoista del 13 aprile.
Si chiama Francesco Gaetano Caltagirone [il suocero di Pierferdinando] e il Messaggero di oggi scrive che, nonostante un «anno difficile», il bilancio della Spa di famiglia è cresciuto di oltre il 32 per cento! Ma il 2008 dovrebbe andare anche meglio: «l’Italia ha un disperato bisogno di infrastrutture», ha affermato nel corso dell’assemblea degli azionisti, più o meno quel che il paladino della famiglia/e diceva ogni settimana al microfonoamico di Floris, ma anche da Santoro, Costanzo, Lerner. Unomattina e Omnibus: quando si dice una famiglia in armonia. Così l’ex palazzinaro romano si ritrova un genero passato indenne da Forlani a Veltroni dopo aver giocato pericolosamente col cavaliere, ma aver imparato alla sua scuola che il conflitto d’interesse non esiste. Basta dire «me ne frego». Così si può continuare a dire senza che quasi nessuno batta ciglio che il paese «ha un disperato bisogno di infrastrutture», perché siamo nati palazzinari, ma poi nella holding di famiglia c’è finta anche Cementir, ma per essere presenti in proprio nei grandi appalti e – perché no – nel ricco mercato dei General contractor ci siamo comprati per tempo la Vianini, marchio storico delle grandi costruzioni. Si, ma chi dice che l’interesse di famiglia debba coincidere con quello del paese?
Le imprese normali si dotano di un buon ufficio stampa, ma si può far di meglio: il quotidiano da cui apprendiamo che la famiglia sta bene è il più importante e diffuso della Capitale: come già detto si chiama «il Messaggero» e Caltagirone se n’è impadronito fin dagli anni del boom edilizio delle sterminate periferie capitoline. Ma siccome un grande gruppo deve poter lavorare un po’ dove capita l’attività editoriale è cresciuta in questi anni, con l’acquisizione del Mattino [Roma-Napoli] del Quotidiano di Puglia [Bari-Napoli], del Corriere Adriatico [anche lì c’è un corridoio tutto da attrezzare], e il Gazzettino [mica possiamo restare fuori dal Nordest].
Poi siccome gli italiani – si sa – sono un po’ restii a spendere in informazione c’è l’espediente del quotidiano «Leggo», pagato interamente dalla pubblicità e da distribuire “gratis” in tutte le stazioni e sul metrò. Pensate di poter leggere su queste testate che in Italia un chilometro di autostrada o di ferrovia può arrivare a costare 9 [nove!] volte rispetto agli altri paesi e perché? Pensate che saranno le grandi testate e le grandi firme di Corriere della sera e La Stampa [Fiat, Impregilo] o Repubblica [De Benedetti] a poterlo fare? O la televisione pubblica & privata di Belusconi?
Forse un paese normale avrebbe meno bisogno di infrastrutture e un bisogno vitale di informazione indipendente; ma che di ricordarcelo – domani–se ne sia voluto e dovuto far carico un [pur bravo e un po’ strano] comico non induce all’ottimismo.
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