Il centrosinistra contro i centri sociali, a Rimini e a Pisa

Il Laboratorio sociale Paz di Rimini è stato ssgomberato. Questa mattina alle 8 sono arrivati al laboratorio il reparto mobile della polizia, le volanti dei vigili urbani, la celere con l’ordinanza di sgombero alla mano e due camion pronti a svuotare l’edificio. Ad aspettarli gli attivisti del centro sociale, i comitati cittadini e gli spazi sociali della rete regionale, datisi appuntamento dall’alba per un presidio antisgombero presso il Laboratorio Sociale Paz. Lo sgombero è avvenuto un giorno prima della sentenza del Tribunale di Bologna contro Forza nuova che vede imputati 13 persone iscritte a questo movimento, fra cui il segretario provinciale Cesare Bonetti e il vicino di casa del Paz, Camillo Borriello, che questa mattina ha accolto le forze dell’ordine applaudendo. Quello che non è riuscito a Forza nuova con l’attentato del 24 settembre, è riuscito all’amministrazione comunale. «Gli attivisti del Laboratorio Paz hanno deciso di rispondere allo sgombero non tanto per una difesa ad oltranza dello spazio fisico di via Montevecchio, ma per rompere quel piano simbolico e di controllo che lo sgombero porta con se – spiegano gli occupanti – ‘Out of control’ è la parola d’ordine. La costruzione delle barricate, le finestre blindate, sono dei mezzi per evidenziare come di fronte alla violenza del potere, i corpi e le forme di vita si ribellano. Si ribellano all’idea della socialità a senso unico, delle esistenze normate a suon di precarietà e sfruttamento, all’idea della punizione come mezzo educativo. E si ribellano anche a chi pensa di poter rappresentare in termini partitici ciò che è eccedenza e soggetivizzazione».
Nella giornata di sabato 7 giugno, a Pisa, un a grande manifestazione aveva attraversato la città per protestare contro un’altro sgombero targato centrosinistra, quello del Laboratorio Rebeldìa, casa delle attività di 25 associazioni minacciata dall’ammnistrazione cittadina targata Pd. Gli scalatori della palestra «Equilibri precari» del Rebeldìa si sono arrampicati sul palazzo del comune e hanno appeso lo striscione «Aqui Estamos. Giù le mani dal Rebeldìa». «Il Progetto Rebeldìa è una pratica quotidiana di cittadinanza, uno spazio pubblico ed includente, un luogo prezioso in una società che divide, marginalizza e mette in concorrenza – hanno spiegato gli occupanti – Questa manifestazione vuole essere una occasione per l’altra città che non si piega alle speculazioni edilizie, al lavoro nero, alla repressione nei confronti dei migranti, per prendere parola, per continuare un cammino».

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