Il tour di Adriana Marquisio e Claudia Lopez, due attiviste latinoamericane, tra le sparate sulla sicurezza del governo Berlusconi e l'incontro con i movimenti sociali italiani.
Adriana Marquisio e Claudia Lopez sono due guerriere dell’acqua. E prima di partire dall’Italia con uno sguardo che darebbe coraggio anche al più affranto dei depressi, ci hanno abbracciato forte come a dire «resistete siamo con voi». Dopo alcune ore volavano via. Una di ritorno in Uruguay e l’altra in Bolivia. Erano sguardi ed abbracci idealmente rivolti ai movimenti, alle forze sociali, alle singole persone che vivono in Italia. Adriana Marquisio, oltre che vicepresidente del sindacato delle operatrici sanitarie dell’Uruguay, uno dei sindacati più compatti e movimentisti del sud america, è anche segretaria della Commissione nazionale in difesa dell’acqua e la vita. I movimenti, i sindacati, uomini e donne dell’Uruguay nell’ottobre del 2004, dopo mesi di mobilitazioni e per la prima volta nella storia, sono riusciti ad inserire nella Costituzione di un Paese l’acqua come «bene pubblico». Un referendum votato da un milione e mezzo di persone che ha sconfitto le privatizzazioni delle risorse idriche in Uruguay togliendole dalle mani delle multinazionali dell’oro blu come Aguas de Bilbao e Suez. Nel mondo è una vittoria che viene ricordata dipingendo di azzurro il mese di ottobre: «Octubre azul».
Claudia Lopez fa parte della Coordinadora en defensa del Agua y la Vida di Cochabamba. Nel 2000, le forze sociali riunite nella Coordinadora, dopo mesi di mobilitazioni e blocchi stradali, sono riuscite, per la prima volta nella storia a sconfiggere una multinazionale, la statunitense Bechtel, e a riportare nelle mani dei cochabambini l’acqua della città. Nel mondo ogni lotta, ogni resistenza contro la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, fa riferimento alla «Guerra dell’Acqua di Cochabamba».
Adriana e Claudia sono arrivate in Italia verso la fine di maggio per partecipare, insieme all’associazione Yaku, ad incontri ed iniziative con i movimenti italiani e le istituzioni. Per parlare d’acqua, di lotte, di altri mondi, di movimenti e di popoli indigeni latinoamericani, e dei pericoli che minacciano i loro paesi e i loro popoli.
Claudia ha respirato addirittura ancora prima di arrivare quale aria soffia nel nostro bel Paese. A Buenos Aires è stata bloccata per due giorni dall’Alitalia perché non risultava prenotato il viaggio di ritorno fatto con un’altra compagnia, malgrado Claudia fosse in possesso di tutta la documentazione necessaria. Secondo loro poteva essere una potenziale clandestina. Magari si sarebbe fermata nel nostro Paese per non tornare mai più in Bolivia. E’ bastata una nostra telefonata di conferma del volo di ritorno alla stessa Alitalia, ma in realtà avrebbe potuto chiamare chiunque purché sapesse parlare un italiano senza accento sudamericano, per farle prendere il volo. Claudia è arrivata finalmente a Firenze, anche se in ritardo per l’incontro di Terrafutura, dove, insieme l’aspettavano i rappresentanti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, lo studioso dei movimenti latinoamericani, Aldo Zanchetta e, naturalmente Adriana Marquisio.
Adriana è invece atterrata in tempo all‘aereoporto fiorentino, anche se scortata da un individuo che l’ha seguita fino all’uscita. L’individuo era in borghese. Ha detto di essere dell’immigrazione. Non credeva che Adriana fosse stata invitata all’evento. Quando abbiamo garantito per lei, l’individuo si è dileguato tra i meandri oscuri dei check in, ma soprattutto dei check out ideologici.
E’ iniziato così, in un apparente stato di clandestinità mentale, «El Camino del Agua» il giro delle nostre ospiti in Italia. Argomento forte delle iniziative, oltre alle battaglie per l’acqua contro le privatizzazioni di cui sono testimoni eccellenti, è stato il processo di balcanizzazione in atto in Bolivia, innescato dalla destra separatista dell’oriente boliviano. Uno scontro che agita le bandiere degli odi razziali delle minoranze bianche contro le popolazione indigene nel tentativo di mantenere intatti i privilegi dei forti poteri economici e dei grandi proprietari terrieri delle regioni orientali. Il tutto condito dall’imminente nascita della nuova costituzione, dai sottili equilibri tra i movimenti sociali che chiedono cambiamenti radicali nel Paese e il governo di Evo Morales impegnato più che altro a mantenere buoni i cani rabbiosi delle destre autonomiste. «Bolivia Spaccata» è il titolo del video che abbiamo proiettato per favorire il dibattito. Immagini crude raccolte da un gruppo di videomaker indipendenti boliviani sui fatti del 11 gennaio 2007 a Cochabamba: tre giorni di guerra civile; tre morti, 400 feriti. E’ il risultato dell’attacco con pistole, mazze da baseball e spranghe di ferro, da parte delle destre razziste cochabambine contro i movimenti indigeni che da giorni circondavano la Prefettura chiedendo le dimissioni di Manfred Reyes Villa – il governatore del dipartimento di Cochabamba che si era schierato con le destre autonomiste dell’Oriente contro il consenso popolare e il governo legittimo di Evo Morales. Una mattanza. Il video ha impressionato e ammutolito il pubblico. Anche perché erano ancora fresco l’aggressione e l’assassinio di Nicola da parte dei naziskin a Verona, considerato dalle alte cariche dello Stato senza fondamenti ideologici, e quindi un fatto «non politico». Due giorni prima c’era stata la carica sempre considerata «non politica» della polizia a Chiaiano. E il giorno prima l’aggressione, ovviamente «non politica» a Roma al Pigneto.
Un dibattito «non politico» che si è dilungato anche nei giorni seguenti dopo il faticoso arrivo di Claudia. Passeggiando per le piazze fiorentine chiuse dal sindaco Domenici e l’assessore Cioni, detto «lo sceriffo», ad ogni attività ludica, ai panini seduti nelle scalinate, alla musica e al sorriso, le due «guerriere dell’acqua» hanno letto di manganelli, repressione, militarizzazione, assassini e intimidazioni senza colore, così come hanno riportato la quasi totalità dei giornali.
In contemporanea è stato considerato invece abbastanza colorato dall’opinione pubblica internazionale quello che è successo in Bolivia nella piazza di Sucre. Una ventina di contadini indigeni sono stati malmenati, denudati, messi in ginocchio e costretti a inveire contro il proprio governo da un gruppo di razzisti «bianchi» dell’Oriente boliviano.
Il 26 maggio siamo partiti per il Nord, destinazione Trento, per l’iniziativa della Provincia Autonoma «Rete Internazionale delle donne per la solidarietà». Poi a il Festival culturale «Mescolanze», nella vicina Rovereto. Proprio questa cittadina pochi giorni prima era stata teatro di scontri più che altro «verbali» tra un gruppo di anarchici e uno di leghisti, mentre le stesse camicie verdi erano impegnate a reclutare volontari da impiegare nelle «ronde di sicurezza notturna».
Ronde di sicurezza notturna a Rovereto? Solo pensando alla periferia di Montevideo e di Cochabamba le espressioni di Adriana e Claudia hanno preso la consistenza basica delle rocce calcaree alpine. Nello stesso giorno dallo schermo televisivo sono arrivate nuovamente le immagini della Campania e dell’omicidio «non politico» di Sergio Orsi, il testimone un po’ «scomodo» del traffico rifiuti-criminalità-non-politica che la Camorra ha visto bene di non far arrivare in tribunale. Il 2 di giugno c’è stato l’ultimo incontro di «El camino del agua»al centro sociale Bruno di Trento. La mattina avevano sfilato circa 10 mila persone a Chiaiano. Abbiamo parlato anche di questo.
Il giorno dopo Claudia e Adriana sono state accompagnate all’aeroporto. Ci hanno quindi abbracciato. E sono sparite ingoiate da alcune parole inglesi [departures-gate A] perdendosi purtroppo le nuove trovate di Maroni & Co. sul reato d’immigrazione. Peccato. Che espressione avrebbero fatto?
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