Alla Fiera dell'Altra economia, Vandana Shiva, attivista e scienziata indiana, e Javier Hurtado Mercado, ministo dell'industria boliviano, spiegano perché il modello economico liberista non funziona per i paesi del sud del mondo, che cercano nuove strade.
«Se abbattessero il vostro Duomo per farci un grattacielo nel nome dello sviluppo potreste dire che Modena è un paese emergente. Ma emergente per andare dove?». Non ha usato giri di parola ieri a Modena, Vandana Shiva per bocciare il modello economico imperante e la retorica con la quale si cerca di descrivere i passi in avanti che starebbero facendo molti paesi «non più in via di sviluppo». La nota attivista e ricercatrice indiana ha inaugurato ieri la prima giornata dei lavori della «Fiera dell’Altreconomia», promossa dal Comune di Modena in collaborazione con Cooperativa Oltremare e Tavolo dell’altra economia e giunta alla quinta edizione, che quest’anno si è incrociata con il congresso mondiale Ifoam ospitato nella città emiliana e che vedrà qualche centinaio di delegati discutere di agricoltura biologica e modelli economici fino a domani. Due temi che qui a Modena sembrano trovare particolare attenzione. L’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica [Aiab] è nata infatti a Vignola [poco distante da Modena] negli anni ottanta ed oggi in regione ci sono 4.102 imprese certificate con 92 mila ettari di superfici coltivate a biologico e che producono anche per le 343 scuole che ogni giorno offrono 12.700 pasti per la maggior parte biologici. D’altra parte, sempre a Modena, oltre alla Fiera dell’Altreconomia e al tavolo sulla cooperazione che quest’anno produce anche un bimestrale di informazione, si svolge «Globalizza… che?», evento estivo di dibattiti e workshop per «un altro mondo possibile» che coinvolge una fetta importante del tessutto associativo cittadino. E, ieri, nella prima conferenza della fiera si è tornato a parlare di questi temi partendo da una critica del modello attuale. «Il problema – ha spiegato Carla Ravaioli, di fronte ad un migliaio di persone – è che il Pil non può più essere considerato una misura del benessere. Negli ultimi 80 anni di sviluppo economico i profitti sono aumentati dal 23,5 al 33 per cento, mentre nello stesso periodo ogni lavoratore ha perso circa 5.000 euro al netto del costo della vita. Non solo, ci sono 200 milioni di migranti, il 3 per cento della popolazione mondiale, costretti alla fuga per guerre e crisi ecologica. Tutto questo per un modello irrazionale, una follia generale». D’accordo Vandana Shiva per la quale il problema è l’emergenza democratica. «Cosa possono fare i governi – ha spiegato – se le politiche dei paesi vengono decise da Banca Mondiale e Wto? Occorre riscoprire un nuovo rapporto con i territori, con la terra, che generi nuove forme di economia e democrazia che coinvolga le popolazione le persone nella costruzione di un futuro collettivo». Di un nuovo rapporto tra esseri umani e natura ha parlato nel dibattito successivo Javier Hurtado Mercado, ministro dell’Industria e del Commercio venuto in rappresentanza di Evo Morales, e che ha spiegato cosa stanno cercando di fare in Bolivia in questo senso e da dove sono partiti per immaginare un altro paese. «Noi crediamo – ha spiegato – che la crisi attuale non sia di modello, ovvero non sta fallendo solo il neoliberismo, ma un’intera idea civilizzazione, quella occidentale che ha prodotto il capitalismo ed il socialismo. Entrambi incapaci, oggi, di proporre soluzioni. Per questo abbiamo messo al centro della nostra iniziativa la questione «indigena». Per un fatto di democrazia, visto che è la maggioranza del paese da sempre sfruttata, ma anche di riscoperta di una cultura più antica che non mette al centro l’essere umano, ma la vita, la relazione tra esseri umani e natura e tra essere umani ed essere umani». Per questo in Bolivia, Morales, il primo presidente indigeno, ha formato un governo di 16 ministri con rappresentati provenienti da tutte le culture del suo paese. Quelle che negli ultimi anni hanno organizzato le lotte a Cochabamba per l’acqua e contro la privatizzazione del gas. Movimenti sociali che poi hanno spinto Morales all’elezione nel 2005 con il 54 per cento dei consensi. «Prima il palazzo era freddo verso il popolo – ha continuato Mercado – oggi il presidente accoglie chiunque venga in poncho. Eppure abbiamo preso il governo, ma non ancora il potere. Le nazionalizzazioni hanno portato 7 miliardi di dollari nella Banca Centrale che non possiamo usare per le leggi fatte dai governi precedenti. In Bolivia 17 famiglie hanno latifondi grandi più del Belgio, controllano i mezzi di comunicazione e ostacolano qualsiasi riforma agraria. Ma noi vogliamo continuare usando la strada della democrazia, per questo il prossimo 10 gennaio ci sarà un referendum confermativo per il presidente che contiamo di vincere anche con l’aiuto internazionale dei paesi amici. Perché abbiamo bisogno di relazioni internazionali con altri paesi per attrare conoscenze e capitali. Per questo vogliamo anche rinegoziare gli accordi commerciali con il Nord America, ma farlo in una condizione di dignità». La Fiera continua fino al 22, tutto il programma su www.modenacooperazione.org
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