Licenziato dalle commissioni bilancio e finanze della Camera il testo del documento economico preparato da Giulio Tremonti. Con qualche cambiamento: rinviata la riforma della Legge finanziaria e il rilancio del nucleare. Molti e molto a caso i tagli alla spesa pubblica.
Comincia mercoledì pomeriggio, dopo il voto della camera sul decreto legge sulla «sicurezza», l’esame della manovra finanziaria triennale studiata dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. Il testo è stato approvato mercoledì mattina, dopo una maratona di dieci ore di voti e discussioni, dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, che lo hanno accettato e hanno dato mandato ai due relatori di riferire all’assemblea di Montecitorio. Dal testo è stato stralciato l’articolo 60, che tratta della riforma della legge Finanziaria, il documento fiscale annuale che secondo il governo Berlusconi andrebbe modificato per renderlo meno oneroso dal punto di vista dei lavori parlamentari e più snello. In nome dell’efficienza, naturalmente, ma senza che siano risolti i punti di merito, cioè i criteri per la formazione del bilancio annuale dello stato e per l’allocazione delle risorse tra i ministeri. Rinviata a ulteriore esame anche la parte del documento triennale che riguarda l’energia e in particolare il rilancio del nucleare italiano, voluto e sbandierato dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, ma ridimensionato, dopo le prime settimane di entusiasmo, per l’evidente peso economico del programma.
I dati di Bankitalia e dell’Unione europea confermano, intanto, che la situazione economica è peggiore di quanto previsto. La combinazione di inflazione [al 4 per cento su base annua, il dato più alto da oltre dodici anni] e di contrazione del settore reale dell’economia, fanno parlare apertamente di stagflazione: la condizione meno indicata per una manovra come quella di Tremonti, che prevede tagli e risparmi, soprattutto nel settore pubblico. Da manuale di economia politica, una manovra «dimagrante» in tempi di rallentamento economico rischia di accentuare l’effetto recessivo, mentre le difficoltà del settore privato [rincari energetici, mancanza di liquidità] rischiano di rendere inutili le agevolazioni che la manovra prevede per incoraggiare la ripresa.
Sui tagli, in particolare quelli del comparto «sicurezza e difesa» si sono concentrate le critiche dell’opposizione. Walter Veltroni ha usato l’argomento facile della contraddizione tra le promesse della campagna elettorale, tutta giocata sul tema della sicurezza, e i provvedimenti contenuti del documento finanziario di Tremonti. Secondo i sindacati di polizia, che per domani hanno previsto un’azione di protesta davanti a tutte le prefetture e le questure d’Italia, i tagli del ministro dell’economia toglieranno al comparto «sicurezza e difesa» qualcosa come tre miliardi di euro in tre anni, con la conseguente riduzione delle pattuglie, degli agenti in servizio [fino a 7 mila, secondo alcune stime sindacali] e del personale delle forze armate [-40 mila unità]. Il tutto, dicono i sindacati, senza che ci sia un piano organico di ristrutturazione del settore, per cui i tagli rischiano di non essere veri risparmi stutturali, ma una semplice potatura a casaccio. A proposito di sicurezza, e di nuovo in contraddizione con il provvedimento economico del governo, il ministro della difesa Ignazio La Russa ha ipotizzato, martedì, che la funzione di pubblica sicurezza potrebbe non essere una misura «eccezionale» ma rientrare stabilmente nei compiti dell’esercito.
Tra le misure specifiche contenute nel testo della manovra, ci sono la carta d’identità con le impronte digitali di tutti i cittadini, a partire dal 2010; la riorganizzazione dei tagli alle finanze dei comuni [con penalizzazioni per i comuni con il bilancio in rosso]; il taglio di 30 milioni di euro l’anno, dal 2009 al 2011 sui finanziamenti alle comunità montane [saranno penalizzate quelle più «basse» altimetricamente]; è stata creata la Banca del Sud, che assieme a una diversa gestione del Fondo per le aree sotto utilizzate [Fas] dovrebbe trainare gli investimenti nel Mezzogiorno. Oltre alle norme per aumentare i controlli nelle Asl e alla conferma dei vertici delle authority per il gas e l’energia elettrica, la manovra ha congelato anche il cosiddetto «salvabuco», un emendamento del governo che faceva saltare l’obbligo di copertura [per i saldi da finanziare così come per il bilancio dello stato] per ogni nuovo provvedimento. Il «salvabuco» era stato introdotto per coprire, da un punto di vista formale, il taglio dell’Ici, che costa alle casse pubbliche un miliardo di euro e non ha ancora una copertura finanziaria. Potrebbe essere recuperato, però, nel maxiemendamento che il governo ha annunciato, con la relativa fiducia, quando il testo complessivo della manovra economica arriverà al voto dell’aula.
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