La scuola pubblica è un bene comune. Intervista al Forum insegnanti

Il forum Insegnanti è una web community [www.foruminsegnanti.it] di docenti sparsi in tutta Italia. Un collettivo redazionale cura le rubriche informative del sito che spaziano dalla politica scolastica alla rassegna stampa. L’impegno del forum non si esaurisce nell’attività attraverso la rete, ma prosegue con l’organizzazione di eventi: ha promosso e partecipato a varie iniziative del movimento della scuola ed ha contribuito a promuovere la legge di iniziativa popolare per una buona scuola mediante alcuni suoi componenti che hanno costituito comitati locali. In collaborazione con il prof. Rolando Dondarini dell’Università di Bologna, un anno fa, il forum è stato promotore di una tavola rotonda sul tema dei programmi scolastici, nell’ambito della Festa della Storia. Dalla discussione è scaturito «il manifesto per la riconquista dei programmi nazionali e la difesa della libertà d’insegnamento» sottoscritto da numerosi accademici e docenti. In questi giorni il furum insegnanti sta promuovendo la petizione «scuola pubblica, un bene comune in grave pericolo», che si può firmare sul loro sito. Abbiamo parlato con il collettivo redazionale della petizione e dei rischi che corre la scuola pubblica.
Quali saranno le conseguenze delle riforme e dei tagli del governo per la scuola pubblica?
Saranno falcidiati circa 150 mila posti di lavoro in tutti gli ordini di scuola e conseguentemente si abbasserà la qualità dell’istruzione. Saranno chiusi migliaia di istituti nei piccoli centri e non solo, si avranno classi più numerose dappertutto, meno ore di lezione per gli studenti e meno sostegno per gli alunni disabili, il tempo pieno scomparirà. In compenso le scuole saranno trasformate in fondazioni e governate dal dirigente che potrà assumere direttamente i dipendenti, senza il passaggio per pubblico concorso, e da un consiglio di amministrazione controllato da soggetti privati, con la conseguente perdita della libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione. Dietro l’ipocrita copertura dei proclami populisti e restauratori della Gelmini [grembiulini, voti, condotta, etc], che peraltro non hanno il benché minimo fondamento pedagogico, vedi ad esempio il ritorno al maestro unico tuttologo assolutamente fuori dal tempo nella società complessa del XXI secolo, si nasconde, nemmeno poi tanto, l’intento di distruggere la scuola statale per svenderla ai privati, come del resto sta avvenendo per tutti i beni pubblici. La scuola ha bisogno di investimenti per ristrutturare edifici in molti casi fatiscenti, di aule attrezzate per i laboratori, di palestre; deve inoltre attrezzarsi per accogliere i sempre più numerosi studenti stranieri per i quali è necessario l’ausilio di mediatori linguistico culturali di cui attualmente si avverte la mancanza. Come sarà possibile tutto questo in classi sovraffolate e senza finanziamenti?
Come reagire a tutto questo?
Adesso di fronte al virulento attacco alla scuola pubblica operato dal governo attraverso una serie di provvedimenti volti a trasformarla in un sistema aziendalistico-feudale e a snaturarne la funzione costituzionale, crediamo occorra una reazione forte e determinata da parte di tutti i cittadini, non solo dei diretti interessati, poiché la Scuola è un bene comune di tutti e il disegno perverso che oggi la colpisce è un’articolazione di una più vasta strategia di attacco ai beni comuni in generale. Al momento quindi in nostro maggiore impegno sarà quello di diffondere l’appello nelle scuole e tra i cittadini e di costituire o rafforzare legami con altre realtà di movimento che possano tradursi in azioni concrete di mobilitazione.
Nell’ultima parte dell’appello connettete la lotta in difesa della scuola pubblica a quella in difesa dei beni comuni e contro la deriva securitaria: come pensate si possano unire nella pratica queste lotte?
Nella scuola si educano gli alunni al rispetto dell’ambiente, ai valori di solidarietà, al rispetto delle diversità, al primato della pace, alla difesa dei beni comuni. E’ importante che si diffonda simmetricamente la consapevolezza nella società che la scuola è, a sua volta, un bene comune inalienabile. Esistono già reti di mutuo soccorso per la difesa dei beni comuni al cui interno operano anche soggetti che provengono dal mondo della scuola, si tratta quindi di trovare strumenti e forme di coordinamento a partire da un reciproco scambio di notizie che può avvenire attraverso la rete telematica ma anche nelle sedi fisiche con banchetti informativi o volantinaggi. Sull’attività dei movimenti incombe spesso il silenzio stampa, o peggio, la distorsione dolosa dell’informazione da parte dei media, quindi un primo livello di interazione dovrebbe consistere nell’individuare le manipolazioni e gli interessi sottesi. Allora non sarà difficile comprendere che il disegno che colpisce la Scuola è un’articolazione di quello complessivo di stampo autoritario che usurpa i diritti dei lavoratori e aggredisce i beni comuni per favorire l’interesse privato. Sviluppare questa consapevolezza è la premessa necessaria per costruire la solidarietà nelle lotte.

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente

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