La Regione Lazio dichiara guerra al decreto Gelmini con una mozione firmata da tutti i capigruppo della maggioranza, che sarà portata
all’approvazione della prossima seduta di consiglio. Chiedono l’impegno del presidente della Regione Piero Marrazzo e dell’assessore
all’istruzione Silvia Costa di assumere «ogni iniziativa per garantire in tutte le scuole il diritto allo studio sancito dalla costituzione».
Rincara la dose la stessa Costa, che sollecita il Lazio a unirsi alle altre Regioni, Emilia, Toscana e Piemonte, nel chiedere l’abrogazione o
la modifica radicale del decreto. Seimila insegnati in meno e un migliaio fra impiegati e bidelli sono il conto salato pagato dal Lazio
secondo il decreto del ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini. E l’introduzione del cosiddetto maestro unico, del taglio delle ore
settimanali e del tempo pieno, dice Costa «avrà un impatto insopportabile sull’organizzazione delle famiglie e sulle casse dei
comuni, costretti a fornire servizi sostitutivi». Prese di posizione che promettono scintille all’interno della conferenza delle Regioni dove la Costa è la coordinatrice delle politiche scolastiche.
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