Gemellaggio tra La Sapienza e l'Upea boliviana

Il primo ottobre l'università di Roma La Sapienza ha firmato un protocollo di collaborazione con la Università pubblica di El Alto, in Bolivia, nata dalle lotte di indigeni e studenti per un pieno diritto a un'istruzione rispettosa della diversità culturale del paese.

Pochi giorni fa, il primo ottobre, è stato firmato nei saloni del rettorato della città universitaria della Sapienza, un accordo di intesa e collborazione tra due università distanti anni luce per storia, portato, significato. Un accordo come se ne firmano tanti ogni anno, ma che questa volta ha davvero dello storico. Perchè se da una parte a firmare è stato il rettore dell’ateneo romano Renato Guarini, dall’altra c’era Benecio Quispe, il preside della facoltà di sociologia della Upea, una università boliviana giovanissima, nata solo nel 2000, ma con una storia unica al mondo.
L’ Università Pubblica di El Alto è infatti testimonianza di un percorso incredibile non solo per la Bolivia ma per tutta l’America latina, nell’ambito del recupero del diritto all’istruzione dei popoli indigeni ma soprattutto nella lotta per l’autonomia universitaria e per l’affermazione dell’identità del paese. Nata come risultato delle rivendicazioni indigene della città di El Alto, nel distretto di La Paz, l’Upea rappresenta una realtà accademica unica nel suo genere, dove si insegna storia andina, epistemologia, lingue indigene e politica dell’Ayllu, il modello di comunità ideato dagli Inca che prevedeva divisione collettiva del lavoro e terreni di proprietà comune. All’Upea si propongono piani di studio elaborati congiuntamente da professori e studenti, ed è l’unica università boliviana ad avere un sistema di voto universale, grazie al quale studenti e docenti eleggono con pari poteri le più alte cariche accademiche. L’Upea stata il centro propulsore delle rivendicazioni per i beni comuni che hanno portato alla cacciata delle multinazionali dell’acqua e del gas dal paese nel 2003, all’elezione del primo presidente indigeno dell’America Latina, Evo Morales, e alla nazionalizzazione degli idrocarburi nel 2006.
Quello firmato il 1 ottobre è un accordo ambizioso quanto importante proprio perchè tenta di consolidare spazi di dialogo tra esperienze diverse come quelle boliviane ed italiane in materia di diritto allo studio, formazione ed educazione. Sulla base dell’accordo si faciliteranno lo scambio di informazioni, studenti e docenti, rendendo in tal modo possibile rafforzare le relazioni di solidarietà e la costruzione di ponti di reciproca comprensione tra i popoli e gli atenei del nord e del sud del mondo. L’accordo è declinato in protocolli esecutivi che stabiliscono forme e tempi della collaborazione, il primo dei quali – firmato contestualmente all’accordo quadro – riguarda il coordinamento di attività tra le facoltà di Scienze di comunicazione della Sapienza e sociologia della Upea. Alla cerimonia del 1 ottobre hanno partecipato il rettore della Sapienza Renato Guarini, l’ambasciatore boliviano in Italia Elmer Catarina, il preside della facoltà di Scienze della comunicazione Mario Morcellini, il docente Marco Cilento che è stato il promotore accademico dell’iniziativa, Giuseppe De Marzo e Laura Greco di A Sud e – per l’Upea – l’ex rettore e preside della facoltà di sociologia Benecio Quispe Gutierrez. Dopo la firma dell’accordo e lo scambio dei doni, con indosso il tradizionale poncho rosso portato in regalo dalla Bolivia, il rettore Guarini ha ringraziato il docente boliviano spiegando che «l’importanza di questo accordo è ancora più viva se si tiene in considerazione la storia della Upea e la sua valenza simbolica. Siamo convinti che questo protocollo assuma al giorno d’oggi un significato non solo accademico e culturale, ma un messaggio importante di avvicinamento e integrazione tra i popoli del mondo».
L’accordo è stato promosso dall’Associazione A Sud che lavora da anni con l’Upea, con la quale ha firmato nel gennaio scorso un protocollo di gemellaggio e collaborazione. Secondo il portavoce di A Sud, Giuseppe De Marzo «questo accordo avvicina i nostri popoli sulla basa della reciprocità e del rispetto, contribuendo a costruire pace su fondamenta solide come la difesa e la valorizzazione dei saperi».

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente

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