Lo chiamano «housing sociale», in realtà è l’ultimo assalto all’agro romano. La giunta Alemanno sta per definire gli ultimi dettagli della delibera che
propone ai proprietari di terreni agricoli la realizzazione di «edilizia convenzionata» e non, come prova a dire la destra, di edilizia popolare. In
Europa l’housing sociale riguarda terreni di proprietà pubblica che rimangono tali anche dopo l’intervento dei privati. Si tratta di edilizia agevolata con affitti molto calmierati, destinata a una fascia di cittadinanza medio-bassa. A Roma, con la scusa dell’emergenza abitativa, si compie una doppia operazione: da una parte, si viola il nuovo piano regolatore generale, approvato soltanto un anno fa; dall’altra, si regala ai privati una parte significativa di demanio pubblico. «I nuovi ambiti di riserva – si legge nella delibera – saranno utilizzati per la realizzazione di edilizia residenziale pubblica [housing sociale] e di edilizia privata conseguente all’applicazione della cessione compensativa». Tradotto: in cambio delle aree espropriate il Campidoglio darà ai privati la possibilità di costruire altrove centinaia di appartamenti, da vendere a prezzi di mercato.
Il piano prevede entro cinque anni la costruzione di 25 mila alloggi sociali, a fronte di un’emergenza abitativa che ormai supera le 50 mila unità, dove l’80 per cento degli sfratti è per morosità.
Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente






