Lunedì la controriforma del governo arriva al senato per il via libera definitivo. E in attesa dello sciopero generale dei sindacati previsto per il 30 ottobre, oggi gli studenti sono scesi in piazza in più cento città in tutta Italia. Molti cartelli con «Non è che l'inizio».
Il decreto 137 di riforma della scuola ha ricevuto l’approvazione – con voto di fiducia – della Camera e si appresta ad approdare in Senato lunedì per il sì definitivo. Nel frattempo la protesta si riversa nelle strade di tutta Italia. Secondo l’Unione degli studenti, che ha organizzato le manifestazioni di oggi – più di cento tra piccole e grandi città – in mattinata sono scesi in piazza 300 mila studenti, ai quali si sono uniti i precari dell’università. «Non è che l’inizio», recitavano gli striscioni che hanno aperto molti dei cortei.
A Torino sono scesi in piazza in 40 mila tra studenti medi, universitari e ricercatori. «Tremonti, Berlusconi, Brunetta, non avete idea di che autunno caldo vi aspetta» uno degli slogan. In 40 mila anche nella capitale, dove il corteo si è concluso davanti al ministero della pubblica istruzione. Cinque studenti dell’Uds e dell’Udu sono stati ricevuti da Luciano Chiappetta, direttore generale della scuola e dda Sergio Scala, direttore generale per gli studenti. Trentamila i manifestanti a Milano. Anche in Toscana ci sono state diverse manifestazioni. A Firenze un corteo di 15 mila studenti e precari dell’università è stato aperto da una bara nera: «qui giace l’università pubblica», recitava il necrologio. Il corteo si è concluso con una festa in piazza Santissima Annunziata. Ieri a Pisa, dove era attesa la ministra Gelmini, hanno sfilato in 5 mila. In gran parte delle superiori di Siena sono state sospese le lezioni, mentre cinque scuole di Viareggio sono state letteralmente sigillate con lucchetti e silicone.
Grande la partecipazione anche nelle città del sud. A Napoli sono scesi in piazza in 40 mila, a Salerno in 15 mila. A Bari hanno manifestato 10 mila studenti. Nel capoluogo pugliese sono previste – per la prossima settimana – decine di assemblee che culmineranno in un’assemblea generale venerdì 17 presso la facoltà di scienze politiche.
A Palermo hanno manifestato in 5 mila da piazza Politeama. «In Sicilia all’operazione culturale di distruzione della scuola pubblica avviata a livello nazionale bisogna aggiungere anche le disastrose condizioni in cui versano decine di strutture scolastiche» ha detto Costanza Chirivino, coordinatrice dei Giovani comunisti.
Le proteste continuano nei prossimi giorni. Lunedì, in occasione dell’inizio dell’esame del del decreto Gelmini, l’assemblea delle scuole di Roma ha indetto un presidio davanti al Senato a partire dalle 16. Si prosegue con la Notte bianca a Bologna [e in altre città] il 15. Venerdì 17 è invece il turno dello sciopero generale dei sindacati di base.
Dello sciopero generale della scuola indetto dai confederali, da Gilda e da Snals, parla invece il segretario della Flc-Cgil, Francesco Pantaleo. «L’obiettivo è quello di riaprire una discussione sulle politiche il governo sta attuando non solo sulla scuola, ma sul sistema complessivo dell’istruzione, perché c’è il decreto 137 – che prevede maestro unico, grembiule etc – ma ci sono anche i tagli all’università e al ministero della ricerca. E il governo va avanti con ulteriori provvedimenti. Si preannuncia l’approvazione del disegno di legge Aprea e ci sarà la finanziaria. Sarà approvato il federalismo fiscale, che agirà ugualmente sulla scuola. Nei prossimi mesi potremmo avere un vero stravolgimento della scuola che è già partito con il decreto 133 e 137 ma potrebbe continuare». «In tutte le democrazie contano i numeri – aggiunge ancora Pantaleo – e questo governo i numeri ce l’ha. La nostra funzione è quella non tanto di ostacolare, ma di aprire su questi temi un dialogo, un confronto, se ciò non avviene l’unica arma che abbiamo è quella delle iniziative. Io credo che all’interno della maggioranza si stiano già verificando delle spaccature».
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