In sciopero per non pagare la crisi

La scommessa è ambiziosa: uno sciopero generale contro le politiche economiche del governo che sappia convogliare la protesta e il
malcontento sociale ben oltre la rappresentanza del sindacato di base. Con questo spirito Cobas, Rdb-Cub e Sdl si preparano alla giornata di astensione dal lavoro del 17 ottobre, che prevede due manifestazioni: a Milano, il corteo regionale, a Roma quello nazionale che, alla luce delle richieste di pullman e treni da tutta Italia, preannuncia una partecipazione mai vista in una iniziativa dei sindacati di base. Fonti interne parlano di almeno 100 mila persone. In questo senso, giungono segnali incoraggianti da alcuni settori del lavoro precario, soprattutto nella scuola e nel pubblico impiego, interni o vicini alla Cgil che aderiranno allo sciopero in contrasto con la posizione dei confederali.

La novità di questo sciopero sta anche nel coordinamento unitario sancito nell’assemblea nazionale del maggio scorso, in cui oltre
duemila delegati delle Rsu, hanno approvato sia la piattaforma della mobilitazione che il patto di consultazione permanente tra le sigle sindacali di base. Sono tre i settori da cui si prevede una adesione massiccia allo sciopero: scuola [Cobas], pubblico impiego [Rdb] e trasporti [Sdl]. La «riforma» Gelmini, con il ritorno al maestro unico e il taglio del tempo pieno, rischia di distruggere
definitivamente la scuola pubblica. Per queste ragioni, insegnanti, studenti e genitori si stanno mobilitando ovunque con occupazioni
unitarie e, in alcuni casi, il blocco della didattica.

Clima pesante anche nella pubblica amministrazione, colpita da un altro decreto, questa volta ideato dal ministro Brunetta, che mette
in discussione la stabilizzazione di circa centomila precari. «Occorre fermare questo massacro sociale – hanno detto i tre sindacati nella conferenza stampa di presentazione – Chiediamo aumenti generalizzati per salari e pensioni, l’introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale, il rilancio del contratto nazionale, la difesa dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto alla casa e all’istruzione». La piattaforma prova a connettere la lotta per l’abolizione delle leggi Treu e 30 alla richiesta, per la prima volta esplicita, della «continuità di reddito e della garanzia del diritto alla casa, alla formazione e alla mobilità».
Il 17 ottobre, a Roma, non ci sarà soltanto una manifestazione nazionale. «Non paghiamo noi!: la scritta campeggia cubitale sui
manifesti che lanciano la «generalizzazione dello sciopero» e si riferisce, ovviamente, alla «crisi finanziaria che sta bruciando
risorse pubbliche e diritti collettivi».

La firma è quella dalla rete cittadina di centri sociali, movimenti di lotta per la casa e reti studentesche che ha promosso uno spazio
di confronto attorno alla domanda da un milione di euro: come sciopera la metropoli del lavoro precario, flessibile, intermittente,
dove la differenza tra tempi di vita e di produzione si fa sempre più labile? «Nessuna risposta definitiva – hanno detto nell’assemblea del 14 ottobre scorso – ma il tentativo di costruire un luogo di ragionamento e sperimentazione». Così, una rete ampia di comitati,
centri sociali, collettivi di precari, gruppi di migranti ha lanciato, per la mattina del 17, quattro appuntamenti alle fermate periferiche della metropolitana. I quattro spezzoni si muoveranno verso la manifestazione per rivendicare «l’accesso gratuito ai trasporti» e bloccare la mobilità. Subito dopo, alle 11, parte il corteo, da piazza della Repubblica a San Giovanni.

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