Riuscita la manifestazione dei sindacati di base a Roma

Comincia a piovere prima che la manifestazione parta, ma il corteo resta compatto mentre in migliaia aprono ombrelli colorati, copreno le carrozzine e infilano gli impermeabili ai bambini. E’ partito alle dieci di questa mattina il corteo promocco dai sindacati di base Cub, Cobas e SdL Intercategoriale contro «le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi». A cominciare dalla riforma Gelmini e dalle minacce al pubblico impiego del ministro Brunetta, primi bersagli di migliaia di bambine e bambini di tutta Italia, venuti a Roma
per manifestare con i loro genitori in sciopero.
Secondo gli organizzatori, 500 mila persone hanno sfilato fino a San Giovanni, il percorso tradizionale
romano del sindacalismo di base, sulle parole d’ordine di aumentare i salari e le pensioni, difendere e potenziare i servizi pubblici, abolire il decreto Treu, lottare contro il precariato, fino alla tutela del diritto di sciopero.
Il corteo esprime fortemente il malcontento della scuola: moltissime le magliette autoprodotte dagli istituti elementari e dai circoli didattici e indossate dai manifestanti piccoli e grandi, il cui slogan più ripetuto è «L’educazione dei bambini non fa rima con Gelmini». La pioggia cancella molte scritte sugli striscioni, ma ugualmente continuano a essere esposti dai ragazzi e le ragazze delle scuole superiori e delle università, dalle maestre e dai genitori. Un cartello ricorda che «Tutte le maestre sono uniche»; molto distribuito anche il santino di Beata Ignoranza, con una pia Mariastella Gelmini: l’incompetenza della ministra è sottolineata in ogni modo, da tutte le scuole presenti al corteo.
Colpisce anche lo spezzone dei vigili del fuoco che trasportano su una barella un manichino in divisa, e di spalle l’immagine di Brunetta vampiro che gli succhia il sangue, per dimostrare che i dipendenti pubblici non amano assolutamente il loro referente istituzionale. Da Genova e dal Piemonte, fino ad arrivare alle scuole siciliane, non manca nessuno. Insieme alle maestre, ai genitori e i bambini e le bambine, tanti clown e
giocolieri, ai quali si uniscono i precari di tutti i settori, sia pubblici che privati. Gli spezzoni Cobas e Cub, quelli del Sindacato dei Lavoratori dimostrano che la voglia di dire no agli attacchi del governo Berlusconi è
incontenibile. Secondo Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, «la manifestazione è riuscitissima, come anche lo sciopero. Sono chiuse più del 50 per cento delle scuole, l’astensione sui posti di lavoro ha percentuali alte nei settori dei trasporti e della sanità. Vogliamo cambiare la politica economica italiana, e la risposta dei lavoratori alla piattaforma che abbiamo proposto è andata oltre le nostre aspettative». Per Angelo Pedrini, della Cub di Milano, è importantissimo il percorso di unitarietà del sindacalismo di base: «Oggi è presente uno
striscione di Varese, dove dallo scorso aprile si sta lavorando per l’unità sindacale. C’è un sentire comune nei lavoratori che va verso il fare, l’agire, che come sindacati dobbiamo tener presente, soprattutto a livello locale». Non ci sono le bandiere dei partiti, partecipano però gli amministratori locali di Rifondanzione comunista; passa a dare un saluto anche Paolo Ferrero, prima di recarsi alla segreteria convocata sempre in mattinata. Continua invece a manifestare Roberta Fantozzi, responsabile del lavoro e del welfare per il Prc, insieme a Eleonora Forenza, referente nazionale per la scuola: «La piattaforma dello sciopero è assolutamente condivisibile, bisogna riaprire la questione salariale in questo paese», dice Roberta Fantozzi sottolineando come questa sia la seconda manifestazione nazionale in una settimana, dopo quella di sabato scorso. «C’è disponibilità al conflitto, vuol dire che l’opposizione al governo cresce». Per Forenza, «abbiamo la sensazione di un movimento straordinario, come partito siamo fortemente mobilitati sulle questioni della scuola».

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