Un'altra giornata di proteste nelle scuole italiane. E anche il settimanale britannico The Economist critica gli effetti della controriforma Gelmini.
Il titolo è elegante e velenoso: «Aggiornata come un calamaio». Questo il giudizio del settimanale britannico The Economist che nell’edizione di oggi contiene un articolo sulla riforma della scuola italiana. L’articolo parte dalla decisione di reintrodurre i grembiuli: «Non compare in nessuno dei due decreti introdotti da Gelmini. Ma è diventata un simbolo dei suoi sforzi di scuotere l’istruzione italiana. I critici dicono che è un tentativo di rimettere indietro le lancette dell’orologio; i sostenitori la vedono invece come un primo passo verso un sistema più equo ed efficace. Il 30 ottobre l’opposizione che ha suscitato culminerà in un giorno di sciopero degli insegnanti. La principale lamentela dei sindacati è il programma di tagli diretti a risparmiare 8 miliardi di euro. Il piano comprende la perdita di 87 mila posti da insegnante in tre anni accademici, fino al 2012 e il ritorno a un sistema in cui a un solo insegnante è affidato ciascun anno di scuola elementare. Se questo fosse tutto ciò che la riforma prevede, si potrebbe rivelare disastrosa come i sindacati e l’opposizione predicono. Ma è previsto anche che il 30 per cento dei soldi risparmiati sarà reinvestito nelle scuole». L’articolo esamina i pro e i contro, e si conclude con una frase di Giacomo Vaciago, docente di economia alla Cattolica di Milano: «Il governo sta attuando tagli e spera che la qualità ne sia il risultato, ma non c’è alcuna chiara garanzia che le cose andranno così».
E questa mattina migliaia di studenti sono scesi in piazza oggi per manifestare proprio contro la riforma Gelmini.
A Milano erano circa 30 mila tra studenti, insegnanti, genitori e personale Ata scesi n piazza tra centinaia di striscioni come: «Blocchiamo il decreto, occupiamo dappertutto. Gelmini la scuola ti ripudia. La rivolta è qui ed è appena cominciata». «Gelminator» è stata il bersaglio preferito anche dei cori e degli slogan che si sono levati per tutto il percorso dal corteo, a cui hanno partecipato anche molti genitori in compagnia di bambini anche degli asili e delle scuole elementari, molte delle quali oggi hanno subito drastici blocchi all’attività didattica. La protesta continua nel pomeriggio con diverse iniziative. Ad esempio la «merendata di protesta» al parco di Villa Finzi organizzata alle 16,30 dalla scuola elementare di via sant’Erlembardo.
A Piacenza questa sera si svolgerà una fiaccolata promossa dal Comitato genitori e lavoratori della scuola e dalle organizzazioni sindacali, dove ha annunciato la sua partecipazione anche il sindaco Roberto Reggi della città – che da anni registra una delle più elevate percentuali di presenza di alunni stranieri nelle scuole – manifesterà anche contro la proposta del parlamentare leghista Roberto Cota che vuole istituire le «classi ponte» per alunni stranieri. «L’integrazione va costruita proprio a partire dai banchi di scuola, insegnando ai bambini a conoscere e incontrare culture e realtà diverse dalla propria. Solo così possiamo pensare di dare vita a una società multietnica aperta e coesa, che non potrà mai realizzarsi, invece, se alle giovani generazioni trasmettiamo unicamente i concetti di separazione e ghettizzazione».
La scuola in piazza anche a Roma per lo sciopero generale. Genitori, insegnanti, bambini e studenti, delle elementari e dell’università hanno percorso insieme le strade della capitale. Tanti i cori e gli striscioni degli studenti contro il ministro della ‘«D-Istruzione Gelmini’» arrivati sotto al ministero dell’istruzione, presidiato da carabinieri, polizia e guardia di finanza in tenuta anti sommossa che hanno bloccano la scalinata e i due accessi laterali con i blindati.
A Napoli gli studenti si sono riuniti in un’assemblea nella centrale piazza del Gesù per poi dirigersi in via Medina fino in piazza Municipio.
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