Comincia un nuova settimana e ricominciano le mobilitazioni negli atenei italiani contro la riforma del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e i tagli previsti dalla legge finanziaria per ricerca e strutture. A Palermo un corteo di dciecimila persone è partito poco dopo le 9 dalla facoltà di lettere e filosofia e arriverà allo Steri, dove è attesa Gelmini: in seguito un’assemblea d’ateneo ha rilanciato la protesta in tutte e 12 le facoltà dell’università. A Catania, gli studenti di scienze politiche hanno occupato l’aula magna della facoltà, rimanendovi in assemblea permanente, per protestare contro la legge Gelmini e i tagli agli atenei. I promotori dell’iniziativa hanno annunciato che la mobilitazione è l’inizio di un «percorso di lotta che da domani coinvolgerà altre facoltà dell’università di Catania».
A Pavia si è svolta un’assemblea d’ateneo, con la partecipazione di dottorandi, ricercatori, docenti, organizzata dal coordinamento per il diritto allo studio e dall’Udu. Sono previste anche forti mobilitazioni al termine dell’assemblea d’ateneo. A Ferrara l’inaugurazione è stata anticipata da una «Contro-inaugurazione» di protesta per la legge finanziaria: gli studenti annunciano forti contestazioni al rettore, che ha rifiutato la richiesta di partecipazione della componente studentesca tra i relatori. Questa sera è prevista una fiaccolata organizzata dall’Udu di Ferrara con Cgil, Cisl e Uil. Ad Ancona, dalle ore 14, si riunirà un’assemblea di ateneo nella facoltà di medicina Ancona: l’assemblea chiuderà il ciclo di assemblee tenutesi nelle facoltà. Anche qui sono previste mobilitazioni di contestazione alla finanziaria. A Firenze è stato occupato il polo didattico dell’università. Lo ha deciso un’assemblea degli studenti, che ha disposto l’occupazione dell’edificio in cui si trovano gran parte delle aule delle facoltà di ingegneria e farmacia e alcune di scienze e medicina. La scorsa settimana era stata avviata l’occupazione simbolica del Polo di scienze sociali di Novoli [dove ci sono economia, giurisprudenza, scienze politiche] e del Polo scientifico di Sesto fiorentino.
«Il nostro è un movimento non ideologico, le ideologie non ci interessano: vogliamo il blocco dell’anno accademico quale risposta alla dismissione e distruzione dell’Università contenuta nel decreto 133 che va abrogato e sostituito con forme di Welfare, finanziamenti, autonomia della ricerca», spiega Alioscia Castronovo, della rere romana per l’autoformazione. «La nostra non è la protesta dei no – precisa Castronovo – abbiamo controproposte mirate a migliorare e trasformare le universita’: domani in occasione del Senato accademico chiederemo al rettore Frati il blocco dell’anno accademico». Se gli chiedi del ‘68 o del ’’77 o ancora della Pantera del 1990, Castronovo avverte: «E’ sbagliato leggere il nostro movimento con le lenti del passato: noi siamo un movimento non ideologico al quale interessa migliorare e trasformare l’università, essere liberi e senza ricatti, subordinazioni e precarizzazione». Gli studenti chiedono «l’abrogazione della legge 133 perché distrugge l’università e la ricerca – osserva Castronovo – quale punto di partenza di misure sui finanziamenti su più welfare, più autonomia e ricerca». Alla Sapienza oggi ci sono state assemblee di dipartimento e di facoltà e per domani si prepara il sit-in degli studenti di fronte al rettorato per chiedere non solo sospensione della didattica ma il blocco dell’anno accademico. «Il nostro movimento non accetta mediazioni nè politiche né sindacali – conclude Castronovo – invitiamo tutti a uno sforzo per comprendere il nostro linguaggio e le nostre esigenze che non sono ideologiche ma pratiche per cui nell’università deve esserci più libertà di formazione e ricerca più forme di reddito a sostegno dei precari».
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