«La proroga che il governo ha approvato nel consiglio dei ministri di venerdì 17 ottobre è un atto incostituzionale». E’ il commento durissimo di Vincenzo Simoni, segretario nazionale dell’Unione inquilini. Secondo il sindacato il decreto tratta in modo diverso cittadini nelle medesime condizioni. Tra le prime 35 province con problemi di sfratti, solo 7 sono comprese nelle aree metropolitane che usufruiscono della proroga. Ma il punto più controverso rimane quello degli sfratti per morosità. A Roma, dice l’Unione inquilini, questo tipo di sfratti rappresentano ormai il 70 per cento del totale. «Continua la la rimozione degli sfratti per morosità – denuncia Simoni – Se oggi siamo tutti preoccupati delle famiglie insolventi sui mutui, se tutti gli studi dicono che è il ceto medio impoverito che va in morosità negli affitti, perché a parità di condizione i morosi incolpevoli devono essere cacciati?». L’unione inquilini chiede l’intervento del parlamento per modificare la norma, prevedendo la sua applicazione, «almeno a tutti i comuni ad alta tensione abitativa in elenco nella delibera Cipe. Inoltre chiediamo che la proroga si applichi anche alle famiglie con sfratto per morosità inserite nelle graduatorie comunali per l’accesso alle case popolari, ovvero per quelle famiglie che hanno subito lo sfratto per morosità perché l’affitto pesava per oltre il 30 per cento sul reddito familiare».
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