Approderà domani nell’aula di Palazzo Madama il decreto legge sulla scuola, ora all’esame della Commissione istruzione del Senato.
E anche oggi la marcia contro la riforma Gelmini non si ferma.
A Milano un corteo di studenti, lavoratori e universitari è partito stamattina, dopo l’assemblea degli stati generali alla Statale, per arrivare in piazza Duomo al grido di «la Gelmini non la vogliamo» dietro lo striscione «contro la legge 133 occupiamo l’università». I carabinieri hanno impedito agli studenti – circa un migliaio – di entrare in stazione da piazza Cadorna con cariche e lanci di fumogeni. Un ragazzo già caduto a terra sarebbe stato compito a calci dagli agenti, così come documenta un video girato da uno degli studenti in cui si vede un carabiniere che prima colpisce il ragazzo con una manganellata e poi infierisce con un calcio. Tre sono i feriti e tre i contusi.
E dopo i 10 mila studenti in piazza ieri a Palermo oggi si bissa insieme ai professori che in mattinata hanno partecipato alle assemblee sulla legge 133 iniziate alle 9 nelle dodici facoltà dell’ateneo. No ai tagli ai finanziamenti per gli atenei, sì, invece, allo sblocco degli incarichi per i ricercatori e i docenti, sono alcune delle richieste. Anche il rettore Giuseppe Silvestri è dalla parte degli studenti e ha deciso di oscurare il sito dell’ateneo palermitano, in cui ora vige lo «stop» alle lezioni. Sul sito dell’università ora è visibile solo la mozione del Senato accademico dove si ribadisce la contrarietà «nei confronti di ogni ipotesi di trasformazione dell’università di Palermo in una Fondazione e, per quanto riguarda le previsioni della legge 133, conferma l’allarme». Dopo le assemblee di oggi si ipotizza un lungo delle lezioni: almeno dieci giorni, come chiedono a Lettere.
Ma in Sicilia, come in tutta Italia, c’è fermento anche nelle scuole superiori. Ad esempio al «Santi Savarino» di Partinico dove un’assemblea straordinaria ha deciso lo stato di agitazione l’autogestione per due ore ogni giorno fino al 25 per favorire l’informazione e il dibattito, e lezioni all’aperto per coinvolgere il paese.
Anche a Bologna gli studenti sono scesi per le strade del centro cittadino irrompendo nella sede del Rettorato dell’università di via Zamboni 33 urlando «Vergogna, vergogna», per poi spostarsi in stazione dove hanno occupato due binari. Il senato accademico ha offerto una tregua: un’assemblea di ateneo da tenersi un venerdì pomeriggio, aperta a tutti, ma senza sospensione della didattica.
Ancora a Trento gli studenti hanno occupato il rettorato in tarda mattinata. Poi assemblee anche a Cagliari, L’Aquila, Parma, Perugia e a Torino
A Napoli circa 5mila studenti, medi e universitari hanno attraversato le vie del centro di Napoli in un corteo non autorizzato dalla Questura che ha vietato agli studenti di proseguire oltre piazza del Plebiscito «per motivi di sicurezza». Il corteo è riuscito ha seminare la polizia riprendendosi così la «vetrina dello shopping» napoletano al grido di «Noi non pagheremo la vostra crisi».
E gli studenti, i lavoratori e i ricercatori sono scesi in piazza a Firenze per la più grande manifestazione degli ultimi anni nel capoluogo toscano. Erano circa 80mila. «L’università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta», «Governo di destra, governo di sinistra. Chi uccide la scuola è il vero terrorista» e «gettate via i cappotti, sarà un autunno caldo», sono solo alcuni dei tanti striscioni. E poi gli slogan: «L’Università pubblica non si tocca la difenderemo con la lotta».
A Roma si è tenuto un sit-in alla Sapienza come annunciato dallo striscione appeso sul muro della facoltà di Lettere e filosofia «Sit-in al rettorato. Il Senato accademico deve prendere una posizione netta rispetto alla legge 133. Blocco dell’anno accademico subito». «Ci auguriamo che anche lei decida da che parte stare e non abbandoni a se stessi la scuola, l’università, la ricerca pubblica», è l’appello finale contenuto nella lettera che studenti, dottorandi e ricercatori al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in ateneo per presenziare alla cerimonia in ricordo dello storico Giuliano Procacci. «È l’università in quanto tale che si sta mobilitando: minimizzare questo elemento significa avere poco a cuore la democrazia», sottolineano gli studenti.
Queste e tante altre sono le mobilitazioni di oggi e altre sono state annunciate nei prossimi giorni come a Napoli dove domani è prevista una assemblea generale dell’università Orientale – che bloccherà le attività didattiche – alle 10 all’aula T1 Palazzo del mediterraneo [via Marina 59]; o a Modena dove, sempre domani, si terrà una assemblea indetta dal Consiglio di facoltà in contemporanea alla sospensione delle lezioni, alla facoltà di lettere e filosofia dalle 14 alle 19.
E domani sulle pagine di Famiglia Cristiana un editoriale molto critico sulle «classi ponte». Il settimanale cattolico parla esplicitamente di «apartheid», di «classi ghetto» e di «mozione razziale». «Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola – scrive Famiglia Cristiana – è reale, ma le risposte sono ‘criptorazziste’, non di integrazione. Chi pensa a uno ‘sviluppo separato’ in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama ‘apartheid’, andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati».
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