Scalinata della facoltà di lettere, mercoledì pomeriggio, assemblea di ateneo: lo studente di scienze politiche annuncia dal microfono che anche loro, come fisica e altre facoltà della Sapienza, hanno occupato, se la prende con il neorettore Frati, visto che il senato accademico ha deciso per un solo giorno di blocco [«una giornata di vacanza per i docenti», sfotte lo studente] e cita le minacce di Berlusconi, che pochi minuti prima ha dichiarato: chiamerò il ministro degli interni per dirgli che non si devono tollerare le occupazioni, che deve mandare la polizia. L’assemblea fischia con una certa parsimonia, come a dire: eh, Berlusconi, sappiamo che le spara sempre grosse. Lo studente di scienze politiche aggiunge tre considerazioni. Primo, visto che deve essere il rettore ad autorizzare l’ingresso della polizia nell’università, da che parte sta il rettore? Secondo: Berlusconi fa il gradasso perché ha paura. Terzo: quindi dobbiamo invitare studenti delle superiori e universitari di tutta Italia ad occupare [ciò che peraltro fanno già]. Segue una ovazione.
In questi giorni è in corso una colossale auto-lezione di democrazia, nelle scuole e nelle università, ed è questo imprevisto ad aver interrotto lo spot smisurato con cui il governo – chiuso nel suo talk show a nuotare nei sondaggi – credeva di aver occupato tutto lo spazio. Al di là dello schermo della tv ci sono questi ragazzi, c’è la società.
Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente






