Sostiene Perotti

Sostiene Roberto Perotti, nello struzzo Einaudi «L’università truccata», che il sistema accademico italiano – dominato dai baroni – è perverso e iniquo: prende giovani entusiasti [studenti e ricercatori] e li trasforma in cittadini cinici. Sono i baroni che, attraverso la Crui [conferenza dei rettori] e le altre istituzioni accademiche, tessono le ideologie e i falsi miti di cui convincono gli studenti e le loro famiglie.

Non è vero che all’università italiana mancano le risorse: i calcoli dell’Ocse andrebbero riscritti in base al concetto di «studente equivalente», e comunque quello che non viene dato ai giovani ricercatori viene mangiato dai vecchi ordinari. Non è vero che siamo all’avanguardia nella produzione scientifica: nella classifica della Commissione europea, che considera i 22 atenei europei con «fattore di impatto standardizzato» superiore alla media mondiale in 12 discipline tecniche e scientifiche, non c’è nessun ateneo italiano.
Il clientelismo e il nepotismo sono fenomeni circoscritti? Macché: tutte le facoltà di tutta Italia sono in mano a gruppi dinastici che sistemano intere generazioni di familiari.
Per finire, non è vero che l’università gratuita sia egualitaria: in Italia meno di un decimo degli studenti provengono dal primo quintile [la fascia dei poveri] mentre quasi un quarto dal quinto quintile [la fascia dei ricchi].

Sostiene Perotti che vanno trovate soluzioni nuove a questi vecchi problemi, e avanza le sue proposte di riforma: meritocrazia, cioè più risorse agli atenei migliori e liberalizzazione degli stipendi docenti; aumento delle tasse universitarie, estensione del numero chiuso, abolizione del valore legale del titolo di studio e così via gelminizzando.

Che l’università pubblica sia una macchina truccata, potrebbero ben dirlo i giovani studiosi di sinistra sorpassati dalle figlie dei baroni rossi. Ciò che sostiene Perotti non può essere contestato dal blocco della didattica, ma deve produrre controargomentazioni razionali e documentate. Come mai l’intelligencija italiana non ha mai prodotto un libro sulla pratica e l’ideologia delle università private?

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente

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