L'Onda anomala paralizza Milano

Duecentomila e più: studenti, maestri, genitori, bambini. Una protesta creativa, imprevedibile, imprendibile. Che arriva a gridare sotto la Borsa: «Noi la crisi non la paghiamo».

A zig zag per le vie del centro di Milano, tra le vetrine dei negozi e lo shopping di corso Torino e Vittorio Emanuele. Liberi, imprevedibili e disordinati, quindi veri, vivi come del resto lo sono stati in queste settimane. Quando intorno a mezzogiorno Piazza del Duomo era ormai piena di persone la coda del corteo iniziava a muovere i primi passi da largo Cairoli. «Siamo in 200mila» dicono gli organizzatori. Basterebbe questa fotografie per descrivere la vastità della manifestazione di Milano. Che manifestazione al singolare è rimasta per pochi minuti: cambi improvvisi di percorso, fughe di studenti nelle vie più strette, sit in improvvisati sui binari del tram, la polizia impotente che dopo i primi tentativi di contenimento li lascia così come devono essere, liberi. Cortei che si compongono e scompongono fino al pomeriggio. «Si decide dove andare strada facendo».
E’ lo sciopero generale dei sindacati confederali ma nessuno se n’è accorto. La fiumana di studenti, genitori, insegnanti si è dimostrata un soggetto autonomo e pensante. Cgil, Uil e Gilda avevano organizzando un presidio per i fatti loro, dalle 10.30 alle 14 in piazza Santo Stefano, con maxischermo per seguire la diretta da Roma. «E’ nella capitale la manifestazione nazionale» hanno detto nei giorni scorsi. Ma sono stati travolti anche loro dall’Onda che quando è passata ha fatto togliere baracca e burattini. Impossibile restare fermi in una piazza a guardare uno schermo davanti a tanto entusiasmo in movimento.
Ad aprire il corteo il furgone di rete scuole, con le maestre e i maestri, i bimbi con i grembiulini, qualche bidello in divisa. Ci sono i ragazzi delle scuole medie che si lamentano del referendum proposto da Pd e Idv perché «è una truffa, noi siamo minorenni e non possiamo votare, ma il futuro è nostro». Poi gli studenti medi, arrivati dai licei occupati. «Vogliamo quello che ci spetta, loro votano il decreto e noi blocchiamo la città». Il loro spezzone è dedicato all’amico Abba, ucciso a bastonate da due razzisti. «Siamo un’onda anomala, imprevedibile e antirazzista. Abba sarebbe stato qui con noi in corteo». E così altro cambio di percorso e a decine passano dal muretto vicino a piazza San Babila, il muretto del meticciato frequentato anche da Abdul Guibre.
Via Torino, una delle strade della «Milano bene» chiusa al traffico con una catena, da semaforo a semaforo. Gli studenti dei licei artistici dipinti da clown con lo striscione «il regime dei buffoni». E poi l’urlo, centinaia di volte, dell’ormai celebre «noi la crisi non la paghiamo». E per rendere meglio l’idea diverse centinaia di manifestanti vanno a gridarlo nel cuore della finanza italiana, sotto la Borsa in Piazza Affari. Dopo pochi minuti sono un migliaio. Soprattutto universitari, ma anche studenti delle scuole superiori. Dal furgoncino un microfono aperto. Il sit-in diventa un’assemblea. I ragazzi parlano, si sfogano, si chiedono e chiedono «ma perché non ci ascoltate?». Durante lo sciopero del 17 ottobre ci aveva pensato San Precario a fare irruzione in Borsa, esponendo le 95 tesi contro il neoliberismo. Oggi le voci sovrastano tutto.
Ed ora cosa succede? «Noi non ci fermeremo. Non so cosa potremo ottenere ma nessuno vuole fermarsi qua». Prossima scadenza il 3 novembre quando il ministro Gelmini sarà a Milano ad inaugurare l’anno accademico al Politecnico, anche se difficilmente si farà vedere.
Dispiace per lo sceriffo De Corato, il vice sindaco, che a metà mattinata ha dovuto arrendersi, alzare le mani e dichiarare: «Hanno bloccato tutta la città, non seguono il percorso concordato, ne chiedono uno e poi ne fanno un altro. Ieri hanno bloccato mezza Milano, oggi tutta». Loro ridono: «Ne facciamo una al giorno, ne facciamo una al giorno».

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