Un milione di persone a Roma, 50 mila a Torino, 30 mila a Genova, 50 mila a Palermo, 20 mila Catania, 40 mila a Bologna, 10mila a Venezia, Messina e Trapani. È una marea umana quella che si è riversata nelle città italiane in occasione dello sciopero generale della scuola indetto dai sindacati confederali insieme a Gilda, Snals Confsal scuola. Dopo settimane di mobilitazione montante e con l’approvazione definitiva data ieri dal Senato al decreto Gelmini [ora legge dello stato] il dissenso si riversa spontaneamente nelle piazze, lasciando deserte scuole e università [l’adesione allo sciopero ha superato il 70 per cento, fanno sapere i sindacati].
È raggiante Domenico Pantaleo, il segretario della Flc Cgil, che da piazza del Popolo, dove si è concluso il corteo romano, ha “ammonito il governo”: “le piazze non si fermeranno finché non verranno rivisti i decreti sulla scuola – ha detto dal palco Pantaleo – e per questo chiediamo a Gelmini e a Berlusconi di avere rispetto della protesta. Perché è nelle piazze che sta il Paese vero, quello che chiede un futuro diverso che non sia fatto di precarietà”. Stamattina, dalla testa del corteo romano, Pantaleo aveva parlato di una “manifestazione straordinaria per la partecipazione e per l’articolazione dei soggetti, perché ci sono le organizzazioni sindacali, i lavoratori, le famiglie, gli studenti”.
Un’articolazione estremamente varia – in effetti- quella della piazza romana. Professori, studenti e moltissimi universitari – partiti questa mattina in corteo dalla Sapienza, dove varie facoltà sono tuttora occupate e dove ieri sera l’assemblea d’Ateneo degli studenti in mobilitazione ha discusso delle aggressioni condotte ieri dai militanti del Blocco studentesco ai danni di alcuni studenti medi in piazza Navona. “Ribadiamo con forza che il movimento che in queste settimane sta travolgendo il Paese – hanno scritto gli universitari della Sapienza – non accetta alcun tipo di strumentalizzazione, men che meno da formazioni di stampo squadrista e razzista, che nulla hanno a che fare con la composizione degli studenti in mobilitazione. La nostra indipendenza e irrapresentabilità va di pari passo con il nostro anti-fascismo”.
E’ stato impossibile contenere la marea, o meglio l’onda scesa in piazza oggi, all’interno del percorso del corteo: i manifestanti hanno bloccato l’intera città. Centinaia di migliaia di studenti- partiti dalle scuole occupate e dalle università – si sono recati davanti al ministero dell’Istruzione. “Migliaia di studenti hanno deciso di seguire percorsi alternativi da quello ufficiale – raccontano dal corteo – sia per differenziarsi dalla piattaforma sia perché c’è un livello di proliferazione incontenibile dal percorso stabilito. E’ una risposta forte anche rispetto alle provocazioni di ieri a piazza Navona". Il ministero è stato simbolicamente circondato dal corteo di studenti e poi via verso Piramide,Trastevere e infine la città universitaria.
Città bloccata anche a Milano, dove 200 mila persone si sono riversate nelle strade. Diversi cortei, come tanti rivoli, si sono diretti dalle scuole occupate e dalle facoltà verso piazza Cairoli, punto di partenza del corteo indetto dal Cesp e dalla rete in difesa del tempo pieno. Alla testa del corteo – il secondo “No Gelmini day” dopo quello del 17 ottobre – gli insegnanti ma anche il “comitato per non dimenticare Abba, per fermare il razzismo”. Perché dopo i fatti di ieri a piazza Navona e i tentativi di organizzazioni neo-fasciste di infiltrarsi nel movimento – questo corteo è dedicato ad Abba, ucciso da due razzisti qualche mese fa a Milano. Il rifiuto delle classi ponte per i bambini senza cittadinanza italiana – proposte in una mozione parlamentare dalla Lega – e dell’apartheid scolastica è stato al centro della protesta milanese insieme alla difesa della scuola pubblica e dell’università. Un vasto spezzone di studenti e universitari non si è accontentato di fermarsi a piazza Duomo, luogo di arrivo del corteo, ed ha proseguito fino a piazza Affari, sede della Borsa di Milano al grido di “banchieri e bancarottieri non pagheremo noi la vostra crisi”. Dopo l’assemblea in piazza Affari, gli universitari si sono nuovamente mossi verso la Statale.
Anche a Bologna sono scesi in piazza in 40 mila per lo sciopero della scuola. Concentramento a piazza Nettuno e poi via per le strade del centro. All’una – in via Castiglione – la testa del corteo, che cercava di raggiungere la sede di Confindustria, viene caricata dalla polizia. I feriti sono 6: 5 manifestanti e una giornalista. Tre manifestanti vengono colpiti alla testa dai manganelli e una ragazza del centro sociale Tpo cade a terra e viene travolta durante le cariche. A quel punto parte il corteo spontaneo, che blocca i viali e fa tappa davanti alla stazione, dove è impossibile entrare a causa della presenza della polizia.
A Genova i cortei sono stati tre, tutti confluiti in piazza De Ferrari. C’è stato quello degli studenti medi e universitari, quello organizzato dai Cobas e quello dei sindacati confederali. Da piazza De Ferrari il corteo si è spostato verso la stazione Principe, dove – come da prassi consolidata – sono stati occupati i binari. Il flusso si è poi spostato verso via Gramsci e ha bloccato la sopraelevata. Il tutto al seguito di uno striscione che riprendeva lo slogan più comune nel movimento: “non pagheremo noi la vostra crisi”. Altri cortei hanno avuto luogo anche a Savona, Imperia, Sanremo e Ventimiglia.
A Torino diversi cortei, provenienti da scuole e facoltà, sono confluiti a piazza Albarello, per partire da lì in un’unica grande manifestazione: 50 mila circa i manifestanti. I manifestanti hanno ricevuto la solidarietà di un presidio di metalmeccanici, ma anche dell’orchestra del Teatro Regio, che ha suonato per l’occasione musiche di Verdi e Rossigni.
Diecimila persone in corteo anche a Padova, dove – come ovunque- lo spezzone degli studenti e degli universitari ha proseguito oltre il punto previsto come arrivo del corteo e ha bloccato la città. In 10 mila anche a Venezia, dove i manifestanti hanno esultato per la “conquista” del ponte della Libertà, che collega la città lagunare a Mestre, che era stato negato dalla questura per la manifestazione dell’11 ottobre scorso. “Un’onda anomala ha travolto la città”, era lo slogan dei manifestanti. Ancora al nord, presidi e cortei si sono tenuti a Trento,Vicenza, Alessandria, Pavia, Brescia – dove sono stati occupati i binari della stazione- e anche Aosta. Qui 700 tra studenti, professori e genitori, hanno manifestato dietro un “Ape” dalla quale il portavoce del “Movimento studentesco valdostano”, Mikhail Asiatici,ha ricordato le ragioni della protesta.
“Non tagliate il nostro futuro’’ era invece lo slogan con cui si e’ aperto il corteo di piu’ di 600 persone che ha sfilato per le vie della città per tutta la mattina a Jesi [Ancona]. La manifestazione era stata organizzata dal collettivo “Corto Circuito”. La giornata di protesta è proseguita con un’assemblea al centro sociale Tnt per organizzare le prossime mosse.
Università deserte, lezioni sospese ed istituti superiori di Perugia e Terni aperti ma senza la stragrande maggioranza degli insegnanti e degli alunni in classe. È questo il quadro in Umbria, dove si sono registrate diverse manifestazioni. A Foligno il corteo indetto dal coordinamento in lotta di docenti e studenti è partito la mattina presto da Plateatico e si è concluso con una grande assemblea. Anche Perugia è stata attraversata da un corteo spontaneo di universitari e medi, che si sono poi spostati sulle scale del Duomo per un’assemblea.
In mattinata binari occupati anche a Firenze, nella stazione Campo di Marte.
Ma la giornata di sciopero è stata partecipatissima anche nelle città del sud. A Cagliari hanno manifestato 15 mila persone: il corteo era aperto da un lungo striscione con la scritta “pace” affiancato da un altro di una scuola elementare di Capoterra, il centro colpito dall’alluvione di una settimana fa. A Palermo hanno sfilato, nel corteo indetto dai sindacati 50 mila persone. Venti mila erano i manifestanti di Catania, 6 mila quelli di Siracusa e 5 mila quelli di Caltanissetta. Anche la Calabria ha registrato diverse manifestazioni. A Catanzaro, come era avvenuto ieri, i manifestanti hanno bloccato via de Filippis. Cortei anche a Soverato e Belvedere Marittimo [Cosenza]. A Cosenza, in piazza Martin Luther King, si è tenuta una lezione dal titolo “la città è bellezza”. Si protesta perfino nelle isole Eolie. A Lipari in 350 hanno protestato contro la distruzione della scuola pubblica. “Contestiamo – hanno spiegato Luca Bernardi e Marco Raffiti leader del comitato studentesco – gli effetti che le nuove disposizioni, del ministro Gelmini, avranno nelle isole minori”, dato che il governo minaccia di chiudere ed accorpare le scuole più piccole.
Napoli,invece,è stata attraversata da diverso piccoli cortei che hanno bloccato il centro storico,soprattutto a ridosso della zona universitaria. Li hanno seguiti assemblee nelle università occupate: L’Orientale, Veterinaria, le facoltà di Lettere e Sociologia della Federico II e Palazzo Corigliano.
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