La riforma dell’università sarà un disegno di legge, ma solo in parte. Ieri la ministra Gelmini ha presentato al presidente Napolitano il testo del decreto legge «tecnico», presentato oggi al Consiglio dei ministri insieme alle linee guida per la riforma universitaria. Il decreto dovrebbe prevedere un blocco di dodici mesi delle assunzioni per gli atenei che presentino bilanci in rosso [20 su 75]. Dovrebbero essere bloccati anche i concorsi già banditi [ma non quelli pubblicati sulla Gazzetta ufficiale], mentre si prevedono modifiche delle regole per la nomina delle commissioni che assegnano le cattedre, con passaggio dalla selezione diretta al sorteggio. Probabilmente sarà momentaneamente revocato il blocco delle assunzioni per i ricercatori previsto dalla legge 133. Ma ci sono novità anche sul fronte della scuola. La conferenza delle Regioni era scesa sul piede di guerra sul decreto 154 del 7 ottobre che prevede il commissariamento per le regioni che non chiudano le scuole con meno di 50 alunni. E il governo ha fatto parzialmente marcia indietro: il piano di riduzione delle scuole è stato rimandato al 2010.
Intanto continuano le iniziative di protesta. Stamattina il convegno dei rettori de sud che si teneva a palazzo dei Normanni a Palmo nell’ambito delle giornate sull’economia del Mezzogiorno è stato interrotto dagli studenti dell’assemblea «No Gelmini», che hanno aperto lo striscione «Fuori le aziende dall’università». Sempre in mattinata, questa volta a Firenze, più di 2 mila persone hanno assistito alla lezione all’aperto che sabina Guzzanti ha tenuto su «satira, politica e mezzi di informazione». Alle 17.30 alla fiera di Brescia è previsto un «presidio di malvenuto» che accoglierà la ministra Gelimini che dovrebbe presenziare all’assemblea annuale della Compagnia delle opere. A San Donato, alle 17, si terrà invece una «camminata» in difesa della scuola pubblica. Sono previste assemblee a Roma, Bitonto e Perugia, Crevalcore [Bologna] e Montelupo Fiorentino.
Ma il «piatto forte» arriverà domani. In attesa della «grande mareggiata» del 14 novembre [la manifestazione nazionale lanciata a Roma dalla Sapienza occupata], quella di domani sarà una giornata di proteste diffuse in tutte le città. A Torino, per esempio, è in programma la «controinaugurazione» dell’anno accademico al Politecnico. «Sarà un momento d’incontro nel quale docenti, intellettuali ed artisti si potranno incontrare e dare un contributo propositivo alla nostra lotta – scrive l’assemblea No Tremonti del Politecnico – Vorremo però sfruttare questo momento anche per proporre, noi che l’Università la viviamo, un modello alternativo per una riforma organica del sistema universitario nazionale, a partire dagli errori commessi nel passato». A Roma, invece, è previsto un corteo che partirà alle 9.30 da piazza Esedra. Oggi nella caitale – dove aumentano le occupazioni di scuole superiori – è stata anche indetta una giornata di mobilitazione per ottenere un’aula autogestita in ogni istituto. A Parma, alle 17.30 di domani è previsti un presidio in piazza Santa Croce. A Rimini il corteo che porterà in piazza studenti, professori e precari, partirà alle 9.00 dall’Arco di Augusto. Ma gli appuntamenti della settimana non si esauriscono qui. Domenica si replica l’iniziativa del 26 ottobre. Gli studenti e I ricercatori della Sapienza aprono le porte dell’ateneo agli studenti delle elementari e delle medie con I loro insegnanti e genitori per una giornata all’insegna dell’informazione sui rischi che corre il sistema di istruzione pubblico.
Nel frattempo i No Tav e I No Dal Molin hanno scritto all’Onda anomala. «La vostra onda incrocia le nostre onde, le risorse che vogliono sottrarre alla scuola e all’università vorrebbero utilizzarle per nuove devastanti grandi opere inutili e dannose – si legge nella lettera aperta – difendere la scuola pubblica da questo ennesimo tentativo di scippo è il vostro e anche il nostro obiettivo, la vostra resistenza rafforza le nostre resistenze e viceversa. Le nostre onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la difesa dei beni comuni, della partecipazione e della democrazia».
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