L'Unione europea ritocca la Pac

E' da sempre uno dei nodi più controversi delle politiche economiche europee. L'accordo di revisione della Politica agricola comune [Pac] non cambia i fondamentali di un modello agricolo incentrato sulla produzione industrializzata di cibo. Sul biologico incombe il rischio Ogm

C’è molto di più e molto di meno delle quote latte che sembrano essere l’unica preoccupazione dei media italiani nell’accordo di revisione della Politica agricola comune [Pac] chiuso a tarda notte a Bruxelles. Dopo 18 ore di riunione, i ministri dell’agricoltura dei 27 paesi dell’Unione europea, assieme ai vertici della Commissione europea, hanno prodotto un accordo che è poco più di una «revisione» ma che pone le basi per la trattativa vera, quella che si aprirà nei prossimi due anni in vista della riscrittura completa della Pac, che dovrebbe avvenire dal 2013. I media italiani sembrano preoccupati solo delle quote-latte, memori della clamorosa protesta dei cosiddetti Cobas del latte di qualche anno fa. Sulle quote latte batte anche il ministro per l’agricoltura del governo Berlusconi, Luca Zaia che commenta positivamente l’aumento della quota di produzione assegnata all’Italia. I produttori italiani di latte potranno infatti mungere il 6 per cento in più, qualcosa come 600 mila tonnellate di latte l’anno. Zaia però fa finta di non vedere che dopo questo aumento – che riguarda la prossima «stagione» – le quote diminuiranno dell’1 per cento l’anno, fino al 2015, quando saranno completamente abolite, aprendo il mercato alla concorrenza diretta e selvaggia. A scapito, ovviamente, dei piccoli produttori.
Il resto dell’accordo di Bruxelles prevede una serie di misure che dovrebbero portare – nelle intenzioni dei governi europei – a favorire la conservazione e lo sviluppo delle campagne più che a incrementare la produzione di cibo, già esorbitante, dell’Ue. Il cuore di questa correzione di rotta è la revisione dei sussidi: alla fine, il meccanismo di finanziamenti per le aziende agricole che da solo pesa per il 45 per cento del totale delle spese dell’Ue, dovrebbe destinare il 10 per cento ai progetti di sviluppo rurale. Tutte le aziende che hanno i titoli per ricevere almeno 5 mila euro di sussidi dovranno, entro il 2012, destinare il 5 per cento del loro budget a progetti di sviluppo rurale. Il sistema dei sussidi, però, è fatto in modo da escludere le aziende più piccole, quelle a gestione prevalentemente familiare, l’anello debole nella catena del cibo industriale, ma il fulcro per un’altra politica agricola possibile. «Non siamo contenti dell’accordo – dice Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione italiana agricoltura biologica – Perché non intacca il modello agricolo incentrato sull’agroindustria e perché continua a favorire le grandi imprese a scapito di quelle piccole, orientate al mercato locale». Ferrante dice che in sede di applicazione delle nuove norme, in ogni stato si potranno aprire dei varchi per cercare di correggere gli aspetti più deteriori del «ritocco» alla Pac approvato mercoledì notte. «Tuttavia manca ancora – aggiunge Ferrante – Il segnale di cambiamento che molte organizzazioni contadine europee e mondiali avevano auspicato».
Sul biologico, inoltre, pesa un’altra minaccia. Dal primo gennaio 2009 entrerà in vigore il regolamento europeo che prevede che anche nella produzione biologica possa esserci una soglia di tolleranza dello 0,9 per cento per gli Ogm, frutto di «inquinamento» da produzioni non biologiche. «Più che parlare delle quote latte, vorremmo dal ministro Zaia un intervento urgente per bloccare l’entrata in vigore del regolamento europeo in Italia – dice ancora Ferrante – Ci sono quaranta giorni per approntare le misure necessarie e salvare la produzione biologica italiana da un danno potenzialmente enorme».
Secondo Ferrante, «ci sono gli estremi di necessità ed urgenza per emanare un decreto» che servirebbe a dare un segnale agli altri paesi europei e al Parlamento europeo che più volte ha votato contro la contaminazione «accidentale» da Ogm e a difesa del biologico e dell’agricoltura di qualità. Un tema talmente importante da rischiare, una volta tanto con onore, una procedura d’infrazione dall’Ue.

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