Gli studenti di medicina della Sapienza rischiano di pagare la crisi della Regione

Il rettore della Sapienza di Roma, Luigi Frati, ha chiesto e ottenuto con procedura di urgenza di farsi «audire» questa mattina dalla commissione regionale sanità. Si è presentato con il professor Ziparo, preside di Medicina e con alcune note di accompagno che, a ben guardare, rappresentano una autentica bomba per gli studenti universitari in movimento. Quelli dell’onda, quelli che scrivono e dicono che non saranno loro a pagare la crisi. A scala ridotta, pare proprio che agli studenti della Sapienza, in particolare a quelli di medicina, qualcuno abbia deciso di far pagare se non proprio la crisi globale del liberismo più che maturo, anzi marcio, quella nostrana del dieci miliardi di debiti ereditati dalla Regione.

La richiesta di audizione è scattata quando Frati ha letto la bozza di Piano sanitario regionale messa a punto dall’agenzia regionale Asp che sta circolando in queste settimane e che di recente è stata a lungo e positivamente illustrata alla Regione dal vice di Marrazzo, Esterino Montino. A far fare un salto sulla sedia al neo rettore della Sapienza è stata la parte del piano che riguarda il taglio dei posti letto. Come molti sanno, tra le clausole che la Regione sta discutendo con il governo per il rientro del debito ce n’è una che viene chiamata «razionalizzazione ospedaliera» e altro non è che l’energico ridimensionamento dei posti letto negli ospedali pubblici e in quelli privati.
Peccato che, fino ad ora, la riduzione sia avvenuta nel pubblico anche se l’assessore Montino ha rassicurato tutti sul prossimo e energico taglio anche nel privato. La tabella che Luigi Frati ha consegnato stamani ai consiglieri della commissione sanità racconta però un’altra verità. Leggiamola: il piano sanitario prevede un taglio di 96 posti letto al Policlinico Umberto Primo più altri 38 al Sant’Andrea che è un’altra struttura universitaria situata a Roma Nord e collegata alla Sapienza. In tutto, 134 letti che devono sparire. Peccato però che il taglio dei letti previsti al Policlinico Gemelli, legato alla Università Cattolica, siano in tutto solo 30.
Ma fin qui, si potrebbe dire, ci si può stare. Quel che invece fa drizzare le orecchie è quel dettaglio del quale [ci auguriamo] l’Agenzia regionale sanità del Lazio non ha tenuto conto ed è che i policlinici universitari hanno una loro particolare normativa che li lega al numero di matricole nel corso di laurea. Si scopre allora che, in base alla legge italiana e in conformità con quella europea, i posti letto che spetterebbero alla Sapienza sono 1416 mentre dopo il taglio arriveranno a 1204 [al S. Andrea resteranno 412 posti letto contro gli attuali 450] con un meno 212 per l’Umberto Primo e meno 50 per il S.Andrea. Fin qui, siamo sempre sulla strada della cinghia da tirare.

Quel che invece non farà piacere agli studenti è che il Policlinico Gemelli resta con un numero di posti letto complessivi pari a 1876 e con al suo attivo, rispetto a quanto previsto dalla legge italiana e europea in base al numero di studenti, 1177 letti. Per parlare fuori dai denti – lo ha fatto lo stesso rettore – questo significa che ci potrebbe essere un numero di lauree in medicina della Sapienza che non verrebbero convalidate in Europa perché non sono stati rispettati i parametri tra studenti e posti letto. In parole ancora più chiare, mentre l’Università Cattolica ha un esubero di lauree «doc», quelle della Sapienza potrebbero essere impugnate perché «taroccate». Al termine dell’audizione, un consigliere ha chiesto esterrefatto: cosa succederebbe se gli studenti che stanno rivendicando più soldi per le università e per la ricerca, un modo di studiare non soggetto a logiche che con l’università nulla hanno a che fare, se fossero a conoscenza di questi dati? Per ora non diciamo niente, ha suggerito qualcuno. Ma, come si sa, la Regione Lazio è una «casa di vetro», lo dice sempre Marrazzo.

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