Verso un accordo tra Creative commons e Siae?

Nuovi modelli di business e diritti nella società della conoscenza. Due mondi si sono confrontati lo scorso week end a Faenza, nell’ambito dello storico Meeting delle Etichette Indipendenti, al convegno «Creative Commons e Siae: insieme si può? – L’evoluzione della tutela del diritto d’autore». Un incontro organizzato dall’ Arci che da tempo ha intrapreso un percorso in questo senso.

«Il prossimo 10 Dicembre – racconta Carlo Testini – ci sarà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei diritti dell’uomo e un’assocazione come la nostra, che cerca di promuovere i diritti ogni giorno, oggi si vuole impegnare anche su quelli all’accesso e alla libera circolazione nella società della conoscenza. Un tema tutt’altro che specialistico e che incontra anche i territori in una logica di filiera corta con la promozione delle culture locali».
Per questo motivo qualche mese fa è nata una collaborazione tra Arci e Stampa Alternativa che con il supporto del comune di Modena ha dato alle stampe due agili libri «Ubuntu per tutti» di Riccarco Cavalieri e «Creative Commons: manuale operativo» di Simone Aliprandi [testo e videolezioni scaricabili anche on line] che hanno fatto da corollario a seminari interni e convegni e che vorrebbero essere da supporto al progetto di rendere i circolari Arci, la prima rete di locali pubblici dove si sperimenti la fruizione di concerti e musica registrata sotto creative commons. Una situazione che in Olanda è già possibile grazie all’accordo tra creative commons [Cc] e la Buma/Stemra, l’equivalente della nostra Siae. «Quando presentammo quattro anni fa le licenze creative commons nel nostro paese – ha raccontato durante il conegno Paul Keller di Cc Olanda – molti musicisti ci chiesero come potevano utilizzarle visto che la Buma/Stemra deteneva tutti i diritti. Il paradosso era: se sono iscritto vengo tutelato, ma perdo la possibilità di fare ciò che voglio della mia musica. Se non sono iscritto diventa quasi impossibile chiedere i diritti per tutti gli utilizzi commerciali ma sono libero di farla fruire come voglio». Una situazione che scontentava molti artisti e che fece nasce prima una interlocuzione con Burma/Stemra e poi un vero e proprio progetto. «Oggi qualunque artista iscritto – continua Keller- può sottoscrivere un accordo aggiuntivo per il quale gli utilizzi commerciali verranno ancora tutelati da Buma/Stemra, ma per quelli non commerciali varrà una delle tre licenze creative commons messe a disposizione sul loro sito [in italiano qui ]».

Una gestione mista che però pone molti problemi giuridici dei quali si è cominciato a discutere anche in Italia a margine di una interlocuzione ufficiale tra Cc Italia e Siae che la scorsa settimana ha visto anche un confronto pubblico tra Joi Ito e Giorgio Assuma, presidente Siae. «Per esempio – ha raccontato Deborah De Angelis avvocato di Cc Italia – cosa succede se l’opera è di più autori alcuni iscritti e altri no? E nel caso di una Netlabel [casa discografica on line], di una web radio o di un podcast si può parlare di uso non commerciale? Inoltre ci sono molti artisti che non sanno ancora che non possono pubblicare sotto licenza creative commons se sono iscritti alla Siae».
Problemi noti a Giancarlo Pressenda, che proprio alla Siae si occupa del settore musica e che non si è sottratto al confronto pur marcando le differenze. «Le creative commons sono una scuola di pensiero come altre. Sono licenze dirette. Nessuno obbliga a registrarsi ad una società collettiva come la Siae che, però, necessaria se si vuole tutelare i propri diritti in casi di usi commerciali soprattutto in questa fase attuale di crisi del modello discografico, -15 per cento quest’anno in parte compensato della vendite on line. E’ ovvio che bisogna cambiare e dall’Europa viene la spinta all’armonizzazione dei diversi sistemi. La resistenza non è ideologica, ma solo tecnica per l’adeguamento di una struttura così specializzata come la nostra. Nonostante questo speriamo presto di poter inaugurare anche in Italia un progetto simile a quello di Buma/Stemra in Olanda».
E se di tempi non si è parlato, di certo è apparso evidente a tutti che il percorso del cambiamento sia segnato. Verso quale direzione, però, forse dipenderà da quanti e quali artisti sceglieranno le licenze libere e modi alternativi di distribuire la propria musica nel prossimo futuro.

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente

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