«Qui ci sono i figli e le figlie e sono belli, allegri e ironici e hanno un futuro molto precario sotto tutti i punti di vista grazie a questo governo e alla situazione attuale»: così Haidi Giuliani ieri a Torino, dove le mobilitazioni dell’Onda contro il summit del G8 sull’università stanno bloccando la città, come nella migliore tradizione del movimento che lo scorso autunno ha segnato la prima forma di diserzione collettiva dal reality show governativo. Come abbiamo scritto più volte in questi mesi, gli studenti non erano affatto tornati a casa, a testa china nella catena di montaggio del fallimentare «3 più 1». Al contrario, stavano mettendo radici nel tessuto sociale universitario. Costruivano corsi autogestiti, rifiutavano di essere identificati come categoria a parte in cerca magari di una qualche mini-trattativa sindacale. Ciò è servito a rivendicare la trasversalità della conoscenza e non prosciugare l’oceano sociale dentro cui nuotano. Adesso quelli dell’Onda sono di nuovo in piazza, coscienti di essere già nelle spire della crisi, costretti fin da adesso a maneggiare la ricchezza dei saperi senza poter sfuggire all’incertezza di un’esistenza da precari.
Domani c’è la manifestazione nazionale e le premesse nella gestione dell’ordine pubblico non sono le migliori. Il rettore ha chiuso l’ateneo torinese per cinque giorni. La polizia oggi ha caricato due volte. La seconda carica, ci dicono i ragazzi, è stata comandata dal vicequestore Spartaco Mortola. Si tratta di una vecchia conoscenza delle violenze genovesi sollecitamente promosso a Torino, proprio mentre gli studenti gridavano slogan che rinfacciavano agli uomini in divisa la mattanza di Genova. Anche per questo motivo, chiunque sia nteressato alle sorti della democrazia e all’agibilità delle piazze nel nostro paese dovrebbe stare dalla loro parte. Domani e nelle prossime settimane.
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