I Dal Molin «Colpevoli di amare Vicenza»

«Anch’io ho occupato la prefettura»: alla vigilia del primo processo che vede imputati i No Dal Molin, il movimento contro la mega-base staunitense all'aeroporto civile torna in piazza per le strade della città, indossando una maglietta per ribadire «Siamo tutti colpevoli di amare Vicenza».

Il processo si aprirà mercoledì 17 giugno, al tribunale di Vicenza, e gli imputati sono in tutto 32, tra donne, uomini e giovani: accusati di violazione di domicilio, danneggiamento, interruzione dell’attività di un pubblico ufficio e resistenza.
È il 16 gennaio 2008 quando i No Dal Molin occupano la prefettura cittadina: ad un anno esatto dall’«editto romeno» con cui l’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi, aveva dato l’assenso al progetto di insediamento della nuova base militare statunitense a Vicenza. «Un assenso personale – scrive il Presidio Permanente No Dal Molin –: senza il coinvolgimento della comunità locale, né la consultazione del Parlamento».
La decisione di occupare la sede del governo locale indica la volontà di governare il proprio territorio con le forme della partecipazione e della democrazia dal basso, rifiutando decisioni prese dall’alto. «La Prefettura ha sempre svolto un ruolo attivo verso la realizzazione di un nuovo insediamento militare statunitense a Vicenza – spiega il Presidio Permanente –: non solo perché è il luogo che rappresenta a livello locale il potere centrale, metafora dell’arroganza delle decisioni prese dall’alto, ma anche la sede dove si sono tenuti tutti i più importanti passaggi simbolici sull’imposizione della nuova base militare alla città. Pensiamo ad esempio agli incontri del commissario straordinario Paolo Costa con la stampa locale». Incontri blindati, ai quali tutti gli «ospiti non graditi» – non solo i cittadini contrari al progetto statunitense, ma anche giornali «scomodi», come Carta [vedi Carta quotidiano del 20 febbraio 2009] – non potevano accedere.
«Anche la rapidità con cui è stato istruito il processo – continuano i presidianti – indica una precisa volontà politica, la stessa che mira a ‘estirpare alla radice il dissenso locale’, come ha scritto in una nota personale il commissario Costa».
Per rispondere alla condanna dell’atto di occupazione della prefettura, ad un mese dall’azione i No Dal Molin avevano raccolto, in una sola giornata, oltre 6mila firme di cittadini, in calce ad una petizione che rappresentava una assunzione collettiva di responsabilità.
Gli avvocati difensori del Presidio Permanente hanno presentato al giudice [cui spetterà la decisione finale sulla convocazione ufficiale] la richiesta di convocare, in qualità di testi, numerosi testimoni presenti all’azione, ma anche tecnici, giuristi e personalità dell’associazionismo: oltre a questi tra i convocati ci sono anche Arturo Parisi [già ministro della difesa], Romano Prodi e Silvio Berlusconi. «I tre non hanno mai voluto venire a Vicenza a spiegare perché la città berica dovrebbe accettare l’imposizione di una nuova base militare. Per questo li abbiamo proposti come testimoni», scrivono i No Dal Molin.
La fiaccolata cittadina indetta per il prossimo 16 giugno, indica la continuità di questo percorso: un’assunzione collettiva della responsabilità dell’azione e la determinazione a continuare ad opporsi alla militarizzazione del territorio. Il processo rappresenta anche un passaggio importante verso la manifestazione nazionale indetta a Vicenza per sabato 4 luglio, «giornata dell’indipendenza di Vicenza», quando il presidente statunitense Obama sarà in Italia in occasione del g8 all’Aquila. «E se il primo ad interessarsi a Vicenza fosse proprio lui? – chiedono i No Dal Molin – A nessuno dei rappresentanti del governo italiano è mai venuto in mente di venire a Vicenza per affrontare la questione Dal Molin: Obama potrebbe essere il primo a farlo». Un paradosso che alimenta la mobilitazione verso il 4 luglio: una giornata in difesa di quella partecipazione dal basso che il 17 giugno si troverà nel banco degli imputati in un’aula di tribunale.

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