Il tempo delle comunità

Domenica 21 dalle dieci e mezza del mattino, il 3e32, il coordinamento aquilano, ospita sotto il tendone rovente [parco Unicef, via Strinella] diventato punto di riferimento di cittadini sfollati, il secondo incontro nazionale di coordinamenti, gruppi e movimenti sulle iniziative di contestazione al G8.
Dopo quello del primo giugno e a due settimane dall’inizio del Vertice, questo secondo incontro assume un peso specifico rilevante. Per una questione di tempi e di modi. Un tempo che a quelle latitudini diventa pochissimo e troppo: pochissimo per organizzare iniziative costruite con il consenso e la partecipazione di tutti. Molto se misurato sulla esasperazione e la insopportabilità di una condizione non più accettabile. E poi per un G8 che non si sa cosa sia e a cosa serva, iconografia del potere quantomai distante dalla polvere, dal sudore, dalla nostalgia, dalle angoscie. Un G8 precipitato in quella città per ragioni di volgare propaganda e scagliato contro i cittadini. Un G8 che si trascina dietro la pesante eredità di Genova 2001, di Carlo Giuliani e, al tempo stesso, la orgogliosa affermazione di una parola, dignità, divenuta il 20 luglio 2001, in piazza Alimonda, una categoria imprescindibile della nuova politica. Domenica di questo probabilmente si parlerà e di come dignità e autodeterminazione abbiano riempito il corteo arrivato due giorni fa a Roma per protestare contro il decreto, trasformando i cittadini dell’Aquila o i No Dal Molin di Vicenza o i No Tav della Val di Susa in comunità.

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