Sabato dalle 15 corteo di Piazza d'Armi fino a Centi Colella. Manifestazione preparata con volantini e assemblee nelle tendopoli, nonostante il catenaccio della Protezione civile. Berlusconi ripete la promessa di «chiudere i campi entro settembre».
La rabbia degli aquilani torna a manifestarsi. Sabato pomeriggio, alle 15,00, i comitati hanno convocato una manifestazione di protesta partirà da Piazza d’Armi, sede della tendopoli più grande – e più telegenica, almeno nei giorni immediatamente successivi alla scossa del 6 aprile – per arrivare fino al campo di Centi Colella. Ci saranno anche autobus dalla costa, organizzati dall’Abruzzo social forum per consentire agli aquilani sfollati negli alberghi della riviera di tornare a far sentire la propria voce per il futuro della città.
Non è stato facile organizzare la manifestazione. Specialmente dopo il successo del corteo a Roma, lo scorso 16 giugno, la Protezione civile e soprattutto il suo capo Guido Bertolaso, è abbastanza «nervosa» e teme di fare brutta figura davanti agli otto presunti grandi e ai capi di stato dei paesi ospiti. Già Bertolaso e Berlusconi hanno dovuto faticare non poco per convincere gli addetti alla sicurezza degli otto capi di stato che la caserma della scuola sottufficiali della Guardia di finanza, a Coppito, è abbastanza sicura, anche in caso di una nuova scossa. Nella conferenza stampa di presentazione del summit, pochi giorni fa, Bertolaso aveva addirittura chiesto – indirettamente – ai comitati aquilani «una tregua» per i giorni del G8. La risposta degli aquilani comincia ad articolarsi con il corteo di domani, preparato da assemblee e volantinaggi nei campi, nonché da giri attorno alle tendopoli con il megafono per annunciare l’appuntamento.
Nel campo di Piazza d’Armi, però, la Protezione civile ha cercato per giorni di impedire che si tenesse un’assemblea dei cittadini per discutere della manifestazione di domani e ha cercato di bloccare anche la semplice distribuzione di volantini per il corteo. La tecninca collaudata è quella del rimbalzo: i responsabili del campo dicono di chiedere al Comando operativo misto [Com] sotto la cui giurisdizione ricade il campo: il Com dice di chiedere al Dicomac, il «cervellone» della macchina di soccorso e controllo. Il Dicomac, a quel punto, dice di no, l’assemblea non si può fare. E la contrattazione ricomincia. Alla fine, è stato concesso il permesso per tenere l’assemblea, che si è svolta ieri ed è stata anche piuttosto affollata. Difficile prevedere quale sarà la partecipazione al corteo di domani, anche se il clima, nella città «dispersa» delle tende, è sempre più nervoso e insofferente verso il governo e i vertici della Protezione civile.
Le difficoltà sono molte. Per esempio, mentre procedono i lavori per la costruzione dei moduli C.a.s.e [anche se a diverse velocità in ciascuna delle 20 zone individuate dalla Protezione civile], non si è mosso ancora nulla per i lavori delle case private che hanno subito danni lievi. Secondo alcune testimonianze, le imprese che vengono contattate per eseguire i lavori, si rifiuterebbero di partire perché non credono che ci sia la copertura finanziaria che pure il governo ha promesso anche per i lavori leggeri, come del resto è previsto nelle ultime ordinanze emanate dalla Protezione civile.
Su tutto questo, la pressione dell’imminente arrivo del circo del G8 si fa sentire e Berlusconi continua ad impazzare. Ieri all’Aquila per la quindicesima volta, il presidente del consiglio ha ribadito che «entro settembre saranno chiuse tutte le tendopoli». Nella sua visione, chi sta ora in tenda dovrebbe andare in albergo, contando sul fatto che chi sta in albergo possa spostarsi nei moduli C.a.s.e. o nelle case dichiarate agibili o in quelle sfitte che la Protezione civile sta individuando. Berlusconi ha ripetuto che «a luglio e agosto» saranno organizzati dei soggiorni vacanze per i bambini e per gli anziani «che vorranno andare» ci saranno le crociere. Il premier, però, si muove sul sicuro: sta tra gli operai [quasi tutti non aquilani] che lavorano ai moduli C.a.s.e. o incontra gli imprenditori. Le passeggiate nelle tendopoli sono un ricordo.






