Sotto sigillo anche il teatro della storica struttura della programmazione culturale romana.
«Il commissariato Trevi Campo Marzio appone i sigilli anche nella sala teatro e nel cortile interno del Rialto, gli unici spazi rimasti ancora liberi dal sequestro già eseguito con lo sproporzionato blitz del 20 marzo scorso». Così il Rialto Sant’Ambrogio, storica struttura della programmazione culturale capitolina, ha denunciato con un comunicato l’ultima delle «violenze culturali» accadute negli ultimi mesi.
«Con questa ennesima azione di polizia – continua – si tenta di chiudere definitivamente il progetto culturale del Rialto, che da oltre 10 anni opera nella città di Roma, e si scardinano definitivamente le giustificazioni della giunta Alemanno, che differenziava pretestuosamente le attività culturali da tutelare e promuovere dalle attività ‘commerciali’ da reprimere».
Commerciali, secondo il sindaco, come i tanti concerti ospitati presso la struttura, che però in realtà «non sono altro che un sistema di autofinanziamento – spiega Graziano Graziani, responsabile della programmazione teatrale del Rialto – perché proprio grazie ai tanti concerti, che com’è noto attirano sempre un numero maggiore di persone, era possibile rendere sostenibile anche l’intera attività teatrale, con una stagione di livello, in grado di offrire anche un vero sostegno logistico ed economico alle compagnie, una sorta di centro di produzione, insomma, di cui la capitale, a differenza di altre città italiane, è drammaticamente carente».
Un luogo che in pochi anni ha offerto a Roma oltre 600 artisti internazionali nonché prestigiose co-produzioni teatrali e musicali. Il tutto, in un’ottica di perfetta autogestione: spese sostenute grazie agli ingressi e ai proventi dei bar interni, con ricavi puntualmente reinvestiti in attrezzature, mostre, spettacoli e incontri.
«Siamo colpevoli – scrivono i ragazzi del Rialto in un accorato appello – perché da oltre dieci anni impegniamo il nostro tempo a sviluppare un luogo di democrazia sostanziale e di partecipazione». Il «reato», aggiungono sarcastici, è «associativo», perché dalla metà degli anni ‘80, in un contesto sociale non favorevole, hanno ridato vita a spazi morti «per costituire una tra le più importanti sacche di resistenza giovanile alla normalizzazione imperante», dando corpo «ad una grossa fetta di cultura contemporanea a Roma».
L’operazione di sgombero è stata eseguita in ottemperanza ad un provvedimento del gip presso il tribunale ordinario di Roma che ha disposto il sequestro preventivo di questi locali in quanto nel centro erano organizzate «feste e spettacoli a cui accedono numerosissime persone senza che ricorrano i requisiti di sicurezza dei locali adibiti prescritti dalla legge», ma «lo spazio era in via di regolarizzazione dal 2004 racconta Graziani – era già stato concordato con la precedente giunta il trasferimento del Rialto presso l’autoparco di Trastevere, ma i tempi dell’amministrazione si sono protratti per cinque anni, e nel frattempo accadono queste cose».
Il comune di Roma si dichiara, anche questa volta, estraneo all’iniziativa della questura, «evidenziando così – prosegue Graziani – la propria incapacità di mediazione, negando le proprie responsabilità»
«Non c’è niente di più degradante per una società libera vedere operare l’ordine pubblico per impedire rappresentazioni teatrali – continua -: precedenti di questo tipo esistono solo nei regimi dittatoriali»
Il tutto accade all’indomani della mobilitazione in merito ai tagli definitivi al Fus, al crollo dei finanziamenti e alle deriva istituzionale e legislativa. «Una contingenza che probabilmente metterà fine a molte strutture e darà un colpo di grazia a compagnie e produzioni soprattutto di ricerca – si legge ancora sul comunicato – A questa lotta il Rialto partecipa attivamente, nonostante la sua distanza da qualunque finanziamento pubblico. Ritenendo importante affermare il peso civile della cultura all’interno di una democrazia reale si chiede a tutto di manifestare il proprio dissenso partecipando ad una iniziativa che stiamo organizzando per i prossimi giorni».
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