Non è vero che stasera Berlusconi consegnerà ai superstiti di Onna le loro case. Non è vero, perché il presidente del consiglio sta per appropriarsi di un progetto non suo. Le case di legno che sostituiscono ciò che fu Onna sono state donate dalla Provincia autonoma di Trento, dopo che gli onnesi hanno rifiutato di essere deportati in qualche new town e di lasciare le proprie macerie e tombe. Non è vero, perché le case di legno sono esattamente il contrario di quello che Berlusconi e Guido Bertolaso hanno imposto al resto de L’Aquila: gli orrendi, permanenti, costosi moduli C.a.s.e. che, peraltro, sono ampiamente insufficienti rispetto al numero di persone da alloggiare. Lo avevano previsto tutti e il vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis [delegato alle brutte notizie] è stato costretto ad ammetterlo dalla semplice evidenza dei fatti: i moduli, quando saranno pronti [e non lo sono], basteranno sì e no per metà delle persone che hanno perso tutto. Nei campi è iniziata una tragica lotteria per la costituzione delle «graduatorie»: si deve stabilire chi ha diritto ad andare subito nei C.a.s.e. e chi, invece, dovrà arraggiarsi tra caserme, hotel [non quelli sulla costa, già saturi] e comuni più o meno limitrofi. Il governo non ha mai preso in considerazione soluzioni alternative ai C.a.s.e., progettati, appaltati e pagati dalla Protezione civile. Non sono i C.a.s.e. che andranno in onda stasera, ma le gentili casette che il governo non ha voluto usare per il resto della città abruzzese. Bertolaso ha messo la Protezione civile al servizio del governo, non degli aquilani. Perciò non può che seguire Berlusconi di fiction in fiction, da coprotagonista, fino ai titoli di coda.






