C.a.s.e. al popolo, seconda puntata

Silvio Berlusconi a L'Aquila consegna i primi lotti dei moduli voluti, progettati e appaltati dalla Protezione civile. Basteranno, a lavori ultimati, solo per la metà degli sfollati. Oggi nel capoluogo abruzzese una manifestazione di protesta dei comitati.

Ha scelto L’Aquila, Silvio Berlusconi, martedì, per festeggiare il suo 73esimo compleanno. L’Aquila e in particolare la caserma di Coppito, già sede del G8, dove si è svolto un pranzo con gli amministratori locali e il premier, come sempre, ha tenuto banco. Le candeline sulla torta, però, erano i quattrocento primi appartamenti dei moduli C.a.s.e. che Berlusconi ha consegnato nel pomeriggio. Sono i primi due blocchi di abitazioni, quelli dei cantieri di Bazzano e di Centi Colella, tra quelli voluti, progettati, finanziati e appaltati dalla Protezione civile di Guido Bertolaso. Si sono sprecati gli aggettivi e le iperboli per raccontare il «miracolo» delle «promesse mantenute» e del «rispetto dei tempi di consegna».
I moduli sono costituiti da blocchi di appartamenti prefabbricati, sistemati a ferro di cavallo su piattaforme di cemento armato grandi un ettaro ciascuna. Le piattaforme poggiano su un colonnato di pilastri antisismici. E’ un sistema progettato dall’Eucentre di Pavia, un think tank di eccellenza della progettazione antisismica, costituito dall’Università di Pavia e della Protezione civile. E’ un sistema che, però, non è mai stato collaudato in precedenza e che ha già stravolto, con abitazioni permanenti, l’assetto urbanistico del capoluogo abruzzese sconvolto dal sisma del 6 aprile scorso. In totale, le aree dove sorgono i moduli C.a.s.e. sono venti, ma già si sa che non bastano per tutti gli sfollati che non possono rientrare nelle proprie case. Lo aveva ammesso due settimane fa il vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis. Quando il lavori di tutti i cantieri saranno completati, nei C.a.s.e. saranno alloggiati circa 15 mila sfollati, poco più della metà di quanti sono rimasti senza casa o non hanno la casa sufficientemente agibile, perché magari vicina a edifici pericolanti o senza forniture di acqua e gas o semplicemente perché i fondi per i lavori per «mettere in sicurezza» gli edifici non sono ancora iniziati.
L’assegnazione degli alloggi nei moduli C.a.s.e. sarà fatta attraverso una graduatoria a punti che ha già innescato polemiche tra le tendopoli ancora aperte, cioè quasi tutte. Gli altri saranno spediti negli alberghi – non quelli sulla costa, già pieni – o in altre strutture provvisorie nei comuni della provincia. La preoccupazione di chi non ha la certezza di un alloggio è accentuata dal fatto che non ci sono notizie circa i tempi di trasferimenti. Il campo di Piazza D’Armi, per esempio, è stato smobilitato con appena 48 ore di preavviso.
Contro questa gestione della ricostruzione, tornano oggi in piazza i comitati aquilani. Un corteo cittadino partirà dalla tendopoli dell’ex Italtel per raggiungere la Fontana luminosa, uno dei simboli della città, appena fuori da quel centro storico che, passate le telecamere delle cerimonie di «restituzione», rimane per il 90 per cento ancora in macerie.
La richiesta dei comitati appare tanto più urgente quanto più si addensano sulla città le prime conclusioni delle indagini aperte della Procura della Repubblica per i crolli del 6 aprile. I magistrati hanno annunciato per l’inizio di ottobre le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato sono diverse, dal disastro colposo all’omicidio colposo plurimo, e secondo alcune indiscrezioni, i nomi nel «registro» sarebbero qualche decina, compresi quelli di alcuni tra i costruttori più in vista della città. Tra le notizie rimbalzate tra la Procura e le agenzie di stampa, c’è quella che sotto la casa dello studente sarebbe stata individuata una cava, forse usata come sito di stoccaggio da una fabbrica di medicinali ormai chiusa. Non è probabilmente la sola «scoperta» contenuta nei fascioli di indagine. E se in superficie, tra moduli C.a.s.e., tende e caserme si gioca il futuro della città, è nel sottosulo che bisogna guardare per capire come si sia arrivati a questo tragico punto.

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